Confapi, manager in ambasciate e camere commercio

Confapi, manager in ambasciate e camere commercio
Maurizio Casasco (Imago) 

Roma - "L'internazionalizzazione è un elemento imprescindibile per la sopravvivenza delle piccole e medie imprese italiane e deve essere una soluzione strategica, strutturata e stabile nel tempo: di conseguenza bisogna attrezzarsi ad ogni livello". E' la convinzione di Maurizio Casasco, presidente di Confapi e vicepresidente della Cea-pme (la confederazione europea delle associazioni delle medie e piccole industrie), secondo cui e' "assolutamente necessario fare di piu' sul piano istituzionale". "Le ambasciate, i consolati, le camere di commercio devono svecchiarsi - spiega Casasco all'AGI - superare i vecchi modi di ragionare. Il loro compito deve essere di promuovere l'Italia. Per questo vorremmo avere dei manager come ambasciatori nel mondo e dei diplomatici come vice-ambasciatori".

Secondo Casasco, il sistema Italia deve superare storici difetti di provincialismo e 'pressapochismo': "Le ambasciate, le banche, le imprese, la politica hanno una logica 'domestica': in questo modo non si puo' agire a livello internazionale. E poi gli italiani vanno sempre alla ventura e invece bisogna studiare, prepararsi, capire come funzionano i mercati esteri, conoscere direttamente le cose. I contatti non si costruiscono presenziando un forum o un convegno e andando via: occorre evitare il 'mordi e fuggi' che spesso si e' rivelato un boomerang". La linea indicata dal presidente di Confapi e' invece quella di "analizzare per prima cosa i mercati, approfondire la cultura, la normativa, le esigenze e studiare i prodotti adeguati. Quindi, per le imprese, sviluppare una strategia di medio/lungo termine, dotarsi di una cultura di management adeguata e infine sviluppare aggregazioni, sinergie e networking". Gli ostacoli che incontrano le pmi italiane che vogliono affermarsi sui mercati esteri - fa notare Casasco - sono la difficolta' ad accedere al credito, il poco supporto delle istituzioni e la limitata dimensione aziendale. "Le banche italiane, a eccezione delle prime tre, sono poco internazionali. Noi stiamo chiudendo un accordo per il sostegno ai nostri imprenditori ma non e' escluso che ci rivolgeremo anche a un istituto di credito internazionale". Per compensare la carenza delle istituzioni, la confederazione "ha avviato dei ponti con le omologhe confederazioni" e "crea contatti diretti con altri paesi". "La confederazione si sta trasformando: il nostro ruolo non e' piu' solo di rappresentanza ma operativa, per offrire opportunita' concrete alle nostre associate". (AGI)