Fatture non pagate? Lo Stato deve 46 mld alle imprese. Ecco perché

Il conto lo ha realizzato la Cgia di Mestre, che spiega le ragioni di questa 'sofferenza'

Fatture non pagate? Lo Stato deve 46 mld alle imprese. Ecco perché

Secondo un’elaborazione realizzata dall’ufficio Studi della CGIA, di Mestre, l'associazione degli artigiani della provincia veneta, tra gli acquisti di beni e servizi e gli investimenti fissi lordi, nel 2016 la Pubblica amministrazione (Pa) italiana ha fatturato ai propri fornitori e alle imprese appaltatrici 160 miliardi di euro. In totale assenza di dati ufficiali, gli artigiani mestrini stimano che di quest’ultimo importo, una “fetta” che oscilla tra un valore minimo di 32 fino a un massimo di 46 miliardi non sono stati saldati a causa dei ritardi dei pagamenti e delle prassi inique praticate dai committenti pubblici ai propri fornitori. Qui puoi leggere tutta l'analisi della Cgia.

Le principali cause che hanno dato origine a questo malcostume tutto italiano, secondo la Cgia, sono:

  • la mancanza di liquidità del committente pubblico;
  • i ritardi intenzionali;
  • l'inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento;
  • le contestazioni.

A queste ragioni ne vanno aggiunte almeno altre due che, tra le altre cose, hanno indotto la Commissione europea a far scattare l'avvio della procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. Esse sono: la richiesta da parte della Pa di ritardare l'emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l'invio delle fatture e l'istanza al fornitore di accettare, durante la stipula del contratto, tempi di pagamento superiori ai limiti previsti per legge senza l'applicazione degli interessi di mora in caso di ritardo.

Situazione in via di peggioramento

Con lo split payment, che ha fatto il suo debutto dall'inizio del 2015, la situazione è peggiorata. Questa novità obbliga le amministrazioni centrali dello Stato (e dal prossimo primo luglio anche le aziende pubbliche controllate dallo stesso) a trattenere l'Iva delle fatture ricevute e a versarla direttamente all'erario. L'obbiettivo di questa misura è stato quello di contrastare l'evasione fiscale, ovvero, evitare che una volta incassata dal committente pubblico, l'azienda fornitrice non la versi al fisco. Il meccanismo, sicuramente efficace nell'impedire che l'imprenditore disonesto non versi l'Iva all'erario, ha però provocato molti problemi finanziari a tutti coloro che con l'evasione, invece, nulla hanno a che fare. Vale a dire la quasi totalità delle imprese.

"Oltre al danno, la beffa"

"La nostra P.a. - spiega il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason - non solo paga con un ritardo che non ha eguali nel resto d'Europa e quando lo fa non versa più l'Iva al proprio fornitore. Insomma, oltre al danno anche la beffa. Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, oltre a subire tempi di pagamento spesso irragionevoli, scontano anche il mancato incasso dell'Iva che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare i pagamenti di ogni giorno. Questa situazione, associandosi alla contrazione degli impieghi bancari nei confronti delle imprese in atto dal 2011, ha peggiorato la tenuta finanziaria di moltissime aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione". 

Leggi anche l'articolo di Repubblica e di Tiscali news.