Libia: fusione tra due sezioni rivali della societa' petrolifere

(AGI) - Tripoli, 3 lug. - La compagnia statale dell'energia libica Noc (National...

Libia: fusione tra due sezioni rivali della societa' petrolifere
National Oil Corporation

(AGI) - Tripoli, 3 lug. - La compagnia statale dell'energia
libica Noc (National Oil Corporation) ha acconsentito alla
fusione con la sezione rivale della Cirenaica con sede a
Bengasi e facente capo al governo non riconosciuto dalla
comunita' internazionale. Lo riferisce Noc in un comunicato,
secondo il quale l'attuale presidente della societa' con
sede a Tripoli, Mustafa Sanallah, rimarra' al suo posto,
mentre il capo della compagnia con sede a Bengasi, Naji al
Maghrebi entrera' nel Cda del gruppo. "C'e' una sola Noc ed
e' al servizio di tutti i cittadini libici", ha detto
Sanalla, citato nella nota. "Questo accordo inviera' un
segnale molto forte al popolo libico e alla comunita'
internazionale sul fatto che il consiglio di presidenza e'
in grado di creare consenso e riconciliazione". Noc aggiunge
nel comunicato di riconoscere il consiglio di presidenza
insediatosi alla fine di marzo a Tripoli, ma anche il parlamento di Tobruk, guidato da Aguila Saleh. Le due societa' unificheranno il loro bilancio per il resto dell'anno finanziario e avranno come priorita' quella di ricostruire le infrastrutture del paese. La nuova sede centrale della compagnia sara' istituita a Bengasi. Sanallah e al Maghrebi avevano firmato un accordo di riunificazione a maggio scorso per vendere insieme e sotto un'unica direzione il petrolio libico. Alla riunificazione tra le due societa', la prima vicina al governo di Tripoli di Fayez al Sarraj e la seconda a quello di Bengasi di Abdullah al Thani, era stata la vicenda della petroliera Distya Ameya che, a fine aprile, con a bordo 650 mila barili di petrolio libico prelevato "illegalmente" dal porto di Marsa al Hariga, a Tobruk, nell'est della Libia, aveva tentato di venderlo a Malta scatenando le proteste delle autorita' di Tripoli. L'Onu aveva definito illegale quella compravendita spingendo la nave a ritornare in Libia, verso il porto di Zawiya, per restituire il greggio. (AGI)
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