"Demagogie e veti incrociati spengono l'Italia".  Calenda scatenato su Twitter

Il ministro dello Sviluppo si scatena in un botta e risposta su con i lettori contro la politica dei veti incrociati. L'intervista al Corriere

"Demagogie e veti incrociati spengono l'Italia".  Calenda scatenato su Twitter
Abdullah Coskun / ANADOLU AGENCY 
 Carlo Calenda

"L'Ilva è una emergenza nazionale, la fabbrica rischia di chiudere: se la Regione Puglia ritira il ricorso possono riprendere le trattative, viceversa, se il Tar concederà la sospensiva si dovrò iniziare il processo di spegnimento". Lo dice il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, intervistato dal Corriere della Sera.

"Emiliano ha fatto ricorso su tutto, dai vaccini al Tap - aggiunge Calenda riferendosi al presidente della Regione Puglia - per fortuna li ha persi", "viene da pensare che non abbia consapevolezza di quello che fa, quello che stiamo vedendo è inaccettabile".

Poi, in mattinata, il ministro si è scatenato in un botta e risposta con i lettori che commentavano su Twitter la sua intervista.

Secondo Calenda "l'Italia è bloccata dai veti incrociati" e "c'è un silenzio assordante della classe dirigente italiana, non solo del Pd, ma anche negli altri partiti non populisti e nella società civile".

Il ministro dello Sviluppo commenta anche l'ufficializzazione della candidatura di Piero Grasso alla guida della componente alla sinistra del Pd e aggiunge che "bisogna fare un'alleanza ampia nel centrosinistra, ma che parta dai contenuti e che non sacrifichi la coerenza alle logiche di apparentamento della legge elettorale. Grasso è una persona di grande livello - continua Calenda - ma ci vogliono programmi sui punti nodali del Paese. Qui ci occupiamo solo di polemiche su banche e naziskin, sulla cronaca del giorno. Ma se questo paese non fa un bagno di realismo rischiamo lo squagliamento disordinato della seconda Repubblica".

Secondo Calenda infine, Gentiloni "ha portato un metodo di lavoro nuovo nel governo: il paradosso attuale è che i provvedimenti di Renzi sono stati i più riformisti da molti anni, ma hanno comunicato un senso di insicurezza. Al momento - conclude il ministro dello Sviluppo - manca un vero programma ed è un pericolo mortale". 



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