Bce, Il dilemma di Draghi tra falchi e mercati

La riunione del penultimo 'governing council' presieduto dall'italiano non si preannuncia semplice. I falchi del Nord Europa sono tornati a esprimersi contro la possibilità del lancio di un nuovo Quantitative easing 

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Mario Draghi

C'è una sola cosa che la Bce non può più permettersi a questo punto: deludere i mercati. Ingolositi dalla possibilità di un nuovo pacchetto di stimoli, gli investitori hanno comparato obbligazioni a mani basse. Ma a poche ore dal direttivo che alzerà il velo sulle misure comincia a farsi largo il timore che l'euforia sia stata eccessiva.

La riunione del penultimo 'governing council' presieduto da Mario Draghi non si preannuncia semplice. I falchi del Nord Europa sono tornati a esprimersi contro la possibilità del lancio di un nuovo Quantitative easing nell'immediato e a sottolineare i rischi legati a un contesto finanziario in cui i tassi negativi sono diventati la normalità. Insomma, per dirla con Global Capital, c'è da chiedersi se in mano al presidente dell'Eurotower ci sia "un bazooka o una pistola ad acqua".

Il rischio che qualcuno finisca per bruciarsi è alto. Il 90% dei bond emessi da Stati sovrani e agenzie sovranazionali viaggia ormai sotto lo 0% e ammonta a 17 trilioni di euro il valore totale delle obbligazioni con rendimento negativo.

Il sentiero, avverte Maya Bhandari, gestore di Columbia Threadneedle, si è fatto "ancora piu' angusto". I mercati scontano ormai tassi di interesse più bassi rispetto a quelli attuali per i prossimi 30 anni. L'idea di fondo, spiega l'analista, è che le banche centrali "taglierebbero i tassi in misura sufficiente a scongiurare una recessione ma non a rafforzare l'inflazione in modo tale che i tassi potrebbero dover aumentare nuovamente". Una scommessa delicata.

Di sicuro, il mercato si attende domani un taglio di almeno 10 punti base del tasso sui depositi, che scenderebbe cosi' a -0,50%. I più ottimisti puntano su un ritocco di 20 punti base, fino a -0,60%. Il punto è che se l'opzione 'soft' è già prezzata dagli investitori e, dunque, potrebbe rivelarsi deludente, quella 'hard' incontra resistenze all'interno del consiglio e, soprattutto, scaricherebbe ancor piu' l'arsenale anti-recessione dell'Eurotower.

Di qui l'ipotesi di un avanzamento graduale suggerita da Barclays con una limatura dello 0,1% subito, seguita da altri due ribassi dello 0,1% rispettivamente a dicembre e nel secondo trimestre del 2020. Appare poi certo che il taglio sarà accompagnato da misure per mitigare l'effetto dei tassi negativi sui bilanci delle banche, il cosiddetto tiering.

Più i tassi scendono più la redditività degli istituti si deprime. E c'è già chi ipotizza di trasferire i tassi negativi ai conti di tutti i clienti. Si tratta dunque di calcolare i livelli di liquidità sotto i quali sterilizzare i tassi negativi, rendendo onerosa soltanto la parte parcheggiata in eccesso. Trovare un paracadute valido per tutti non è però semplice. 

A cambiare saranno anche le forward guidance, le linee guida sull'orientamento monetario futuro. Blackrock ritiene "probabile" un suo rafforzamento. L'ipotesi è che venga trovata una formula che certifichi il mantenimento dei tassi di interesse di riferimento su "livelli pari o inferiori a quelli attuali" almeno fino al 2021, allungando l'orizzonte temporale ora fissato sino alla prima metà del 2020. Le idee si fanno più confuse sull'ipotesi di un nuovo Qe. Germania e Olanda sembrano allineate su una posizione attendista.

Non manca tuttavia chi fa notare che gli ultimi dati economici in Europa e le aumentate possibilità di una Brexit 'no deal' non consentano più grossi margini di dubbio. E per questo sono molti gli analisti che auspicano l'avvio immediato di un pacchetto di allentamento monetario da 30-50 miliardi di euro al mese per un valore complessivo di oltre 800 miliardi. Le divergenze di opinione all'interno del direttivo lasciano pero' pensare che a prevalere sarà l'attesa.

Gero Jung, capo economista di Mirabaud asset management, ritiene "improbabile che venga lanciato un Qe2 a pieno titolo in questo momento per due motivi. In primo luogo, anche se la situazione macroeconomica attuale non è favorevole, non è neanche catastroficamente negativa. In secondo luogo, le recenti comunicazioni di alcuni membri della Bce e i verbali pubblicati in precedenza lasciano pensare che ci sia ancora una certa prudenza sul punto". E a quel punto dovrà essere abile Draghi a mitigare la delusione.



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