Peggiora l'ebitda 2015, il ruolo possibile di Arvedi

Peggiora l'ebitda 2015, il ruolo possibile di Arvedi
 Ilva Taranto operaio

Milano - Il colosso è malato ma vivo. I dati economici presentati dal commissario dell'Ilva Enrico Laghi per il 2015 mostrano un calo delle tonnellate prodotte a Taranto dai 5,9 milioni del 2014 a quota 4,7 milioni. Con un effetto negativo sull'ebitda sceso dai -296 milioni di euro del 2014 a -382 milioni. A pesare è stato anche il calo della marginalità dovuto all'import selvaggio, solo in parte compensato dalla riduzione dei costi operativi. Ma se tanti gruppi, di tutto il mondo, hanno manifestato interesse per l'intera Ilva - questa infatti è la condizione cruciale posta per la vendita dal governo e dai commissari - è perché pur fra tante difficoltà non mancano le note positive: un miglioramento del mix produttivo che ha visto recuperare quote di prodotti a maggior valore aggiunto. Le ultime slide presentate da Laghi spostano di 15 giorni in avanti - dal 31 marzo al 15 aprile - la scadenza della fase di due diligence. Dal 15 aprile al 30 giugno ci sarà la fase di valutazione e selezione delle offerte e successivamente la fase dei rilanci.
L'attenzione di tutti, in Italia, è concentrata sui principali attori nazionali che hanno manifestato interesse e che, attorno alla Cassa depositi e prestiti, potranno costituire una cordata nazionale. Col gruppo Marcegaglia (Agi del 19 febbraio) molta credibilità premia anche il gruppo Arvedi. E' tra i principali produttori di acciaio in Italia e vanta la piu' efficiente acciaieria al mondo integrata tra forni elettrici, impianti di colata e laminazione a caldo in linea. Il cuore del gruppo, l'acciaieria di Cremona, è strutturata in orientamento verticale, tanto da consumare solo 6 metri quadrati di suolo per tonnellata prodotta contro i 38 metri quadrati degli impianti a ciclo tradizionale, come quello dell'Ilva di Taranto. Il gruppo Arvedi è composto da 5 aziende situate nel Nord Italia: Cremona (coils in acciaio al carbonio, neri, decapati e zincati); sempre a Cremona, l'ATA di Cremona (tubi saldati in acciaio al carbonio). La Metalfer, specializzata nella trafilatura di tubi; l'Ilta Inox di Robecco d'Oglio (CR) (tubi saldati in acciaio inossidabile per applicazioni qualificate); l'Arinox di Sestri Levante, (produzione, laminazione, ricottura, tensospianatura e taglio di nastri in acciaio inossidabile di precisione). Infine c'e' a Trieste l'impianto della Ferriera di Servola che fornisce per il gruppo ghisa direttamente da ciclo integrale, e che in futuro potra' produrre acciaio magnetico. Il gruppo Arvedi ha circa 3mila dipendenti e ricavi consolidati per 2,1 miliardi, con una remunerazione dei mezzi propri (ROE, return on equity) del 3,6%, cioe' piuttosto bassa. Tanto che il patrimonio netto copre appena il 22% del capitale investito, e i debiti complessivi sono pari a 3,4 volte il patrimonio netto. Quindi, nell'ottica della costituenda cordata nazionale, è verosimile che l'apporto di Arvedi possa essere più di know how che di finanza. Secondo gli esperti, le sinergie produttive tra Arvedi e Ilva di Taranto permetterebbero di ridurre i fortissimi investimenti ambientali necessari all'impianto pugliese in modo da sviluppare nuovi prodotti per competere nei segmenti di mercato a maggior valore aggiunto. (AGI)