Debiti p. a.: Cgia, ancora da saldare 60 mld alle imprese

(AGI) - Roma, 12 giu. - La nostra Pubblica amministrazione deveancora saldare 60 miliardi di euro alle imprese italiane. Ipeggiori pagatori sono i comuni: record negativo in quello diCatanzaro (144 giorni di ritardo). Male anche l?Asl del Molise(126 giorni oltre la scadenza) e il Ministero dell?Economia (82giorni dopo il termine pattuito). E' quanto denuncia la Cgia diMestre in una nota. Sebbene la legge imponga alla Pubblica amministrazione (Pa)di pagare i propri fornitori con tempi compresi tra i 30 e i 60giorni, spiega la Cgia, una parte rilevante dei principaliComuni capoluogo di

(AGI) - Roma, 12 giu. - La nostra Pubblica amministrazione deveancora saldare 60 miliardi di euro alle imprese italiane. Ipeggiori pagatori sono i comuni: record negativo in quello diCatanzaro (144 giorni di ritardo). Male anche l?Asl del Molise(126 giorni oltre la scadenza) e il Ministero dell?Economia (82giorni dopo il termine pattuito). E' quanto denuncia la Cgia diMestre in una nota. Sebbene la legge imponga alla Pubblica amministrazione (Pa)di pagare i propri fornitori con tempi compresi tra i 30 e i 60giorni, spiega la Cgia, una parte rilevante dei principaliComuni capoluogo di provincia, delle Regioni, dei Ministeri,delle grandi Asl e di alcuni enti pubblici continua a nonrispettare questa scadenza. Dalla fotografia della Cgia, che haanalizzato i siti web delle p.a. che per la prima volta entrolo scorso 30 aprile avevano l'obbligo di pubblicare latempestivita' dei propri pagamenti riferiti al primo trimestredi quest'anno, emerge una situazione "a macchia di leopardo".Mentre i Comuni, le Asl e alcuni Ministeri presentano deiritardi inaccettabili, le Regioni e alcuni enti pubblici hanno"sforato" in misura abbastanza contenuta o hanno addiritturasaldato i propri fornitori in anticipo rispetto ai terminicontrattuali. "In questa elaborazione abbiamo consultato solo un piccolocampione di soggetti pubblici - fa notare il segretario dellaCgia Giuseppe Bortolussi - e pur riconoscendo che ledifficolta' e i tagli hanno ridotto le possibilita' di spesadelle amministrazioni pubbliche, non e' giustificabile che unabuona parte dei soggetti monitorati, a distanza di quasi 2 mesie mezzo dalla scadenza prevista per legge, non abbia ancorapubblicato sul proprio sito internet alcun dato. Ancora unavolta, quando la P.a. e' obbligata a rendere conto aicittadini-contribuenti del proprio operato, la trasparenza,spesso invocata a parole dai politici o dai dirigenti pubblici,stenta ad affermarsi nei fatti". (AGI)