Confcommercio: accuse di molestie contro Sangalli, revocato il direttore generale

Resa dei conti nell'associazione. Salta Carlo Rivolta, dopo la querela del presidente, che era stato accusato di abusi dalla segretaria

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Oggi è stato il giorno della resa dei conti in Confcommercio. Il Consiglio generale ha con il 90% di sì approvato, la revoca del Direttore Generale Carlo Rivolta, coinvolto nella vicenda sulle accuse di molestie sollevate nei confronti di Carlo Sangalli dalla sua ex segretaria Giovanna Venturini.

Per il presidente della confederazione si era trattato di un "complotto" ordito dalla sua stessa segretaria Giovanna Venturini, alla quale il presidente a gennaio 2018 ha donato 216mila euro, senza però mai fare denuncia. Il dg Rivolta, come lui stesso dichiarato, aveva acconsentito a fare da mediatore tra il presidente e la signora proprio per evitare lo scandalo: Sangalli avrebbe quindi pagato facendolo, su richiesta della Venturini e del marito, per "trasparenza" con un atto notarile alla presenza di Rivolta, chiesta da entrambi.

Non solo, ma nell'ambito di una riforma della governance, il Consiglio ha di fatto cancellato la figura di direttore generale. La vicenda era esplosa con la richiesta a Sangalli da parte di Rivolta e anche dei vice presidenti di Confcommercio di dimettersi per ragioni "etico-morali". Ma il presidente (81 anni) aveva risposto che non c’era motivo per lasciare la poltrona su cui siede dal 2006 scagionandosi da ogni accusa fino ad arrivare a querelare Rivolta, l'ex segretaria e i tre vice per estorsione e diffamazione e chiedendo inoltre il sequestro dei 216 mila euro che aveva donato.

Sangalli era arrivato a presentare un esposto alla magistratura per accusare la segretaria e lo stesso Rivolta di aver ordito un complotto contro di lui, portando come prove le indagini di un investigatore privato che sostenevano l’esistenza di una relazione tra i due con tanto di prove e cioé la foto di un bacio. Relazione poi smentita 'in primis' dalla donna e poi da Rivolta stesso. Quindi Sangalli aveva licenziato il direttore generale giustificando la decisione nell'ambito di una "riorganizzazione organizzativa" il quale però non si era arreso ma aveva contestato tale decisione rivolgendosi direttamente al Consiglio federale.



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