Quali scenari si aprono per la Gran Bretagna dopo le elezioni?

Intervista a Lorenzo Codogno, ex capo economista del Mef. Cosa succede ora con la Brexit, ormai scontata, e la fine dell'incertezza

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Francesco Fotia / AGF
Lorenzo Codogno

Con la vittoria schiacciante di Boris Johnson "è scontato che il 31 gennaio la Gran Bretagna lascerà l'Unione europea, ma a questo punto si aprirà una fase difficile". Lorenzo Codogno, ex capo economista del Mef e oggi alla guida della sua società di consulenza a Londra, traccia in un'intervista all'Agi lo scenario che si apre dopo le elezioni britanniche.

Sul fronte economico, si prefigura nel breve periodo "un rimbalzo dell'attività in Gran Bretagna, perché molti investimenti sono stati posticipati nell'incertezza. Ora, con un quadro di maggiore chiarezza, gli investimenti dovrebbero ripartire". Nel medio-lungo periodo però, la prospettiva appare "negativa per l'economia inglese", anche se tutto dipende da come si evolverà il negoziato con l'Ue.  

"Nelle prossime settimane - spiega Codogno - il governo di Londra dovrà decidere la strategia: il periodo di 11 mesi non è sufficiente per giungere a un trattato complessivo e definitivo con l'Unione Europa. Sarà quindi necessaria un'estensione di uno-due anni", che il governo britannico dovrebbe chiedere entro giugno. Si profila quindi, "un periodo di transizione".

"Il negoziato - sottolinea l'economista - dovrà partire subito, nelle prossime settimane, non nei mesi a venire". Secondo Codogno, Johnson ha due possibilità: la prima è quella di un accordo minimale sul settore dei servizi che dovrebbe tutelare l'attività finanziaria della City, ma appare complicato che Bruxelles lo accetti senza contropartita, cioé se non sarà compresa anche un'intesa sulla libertà di movimento delle persone.

"Se ci si indirizzerà verso un accordo minimale - afferma - ci saranno difficolta'". L'altra possibilità è che si apra una negoziazione "ad ampio spettro" che porti a legami stretti tra Ue e Gb: "È la soluzione più facile e anche se da Bruxelles lo negano, potrebbe prefigurare un accordo ad hoc". Per l'esperto, se ci sarà un'apertura anche parziale sulla liberta' di movimento delle persone, la situazione non dovrebbe modificarsi molto per gli italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito. Se invece si andasse verso un'equiparazione degli europei ai cittadini del resto del mondo, "gli italiani avrebbero problemi".  



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