Calenda, la flessibilità ce la siamo guadagnata

E annuncia che il governo rafforzerà il fondo di garanzia per le imprese, premiate quelle che investono

Calenda, la flessibilità ce la siamo guadagnata
Carlo Calenda (Imago) 

Roma - "La flessibilità ci è stata accordata non perché siamo simpatici ma perché abbiamo fatto le riforme". Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, in un'intervista a Skytg24. Calenda ha osservato che la flessibilità poteva essere data con un piano riforme e poi l'Ecofin ha detto che la flessibilità poteve essere per un solo anno: ma le riforme - ha fatto notare il ministro - impattano nel tempo non un anno; la flessibilità data era in base ad un percorso riforme complicato. "Dobbiamo fare un progetto di lungo periodo" che preveda investimenti - ha concluso - è l'unico modo per portare fiducia al paese.

"Oltre agli incentivi, rafforzeremo il fondo di garanzia per le imprese. E lo faremo focalizzandolo sugli investimenti, con percentuali maggiori per chi innova". Secondo il ministro, bene i capitali stranieri se le aziende restano e prosperano in Italia. Le aziende comprate da società francesi in Italia nel settore del lusso - ha fatto notare - sono prosperate in Italia hanno aumentato l'occupazione, la produttività, la penetrazione di mercato: "allora - ha affermato Calenda - io voglio capitali stranieri. Quello che importante è quello che rimane in Italia, l'azienda che produce e fa ricerca e sviluppo in Italia è un' azienda italiana indipendentemente dalla proprietà". "L'imprenditorialità italiana - ha concluso - è quei 414 miliardi di export fatti da imprese che si misurano con la competizione internazionale, quelle voglio aiutare".

"Renzi fa benissimo a non andare" al vertice Ue previsto per mercoledi' a Berlino con Hollande, Merkel e Juncker. "Dopo la Brexit, l'idea di tutti era che l'Europa avrebbe dato un'accelerazione verso il processo di rafforzamento verso politiche di commercio e di difesa. C'è stata una prima fase di belle dichiarazioni, a Berlino e poi a Ventotene. Poi a Bratislava, dove non si è deciso nulla". Ed invece, a suo giudizio, "bisogna decidere il da farsi. C'è la fase della photo opportunity, ma non c'è una strategia di rilancio europea. E se la strategia è lasciare tutto com'è, facciamo un torto all'Europa. Non possiamo lasciare tutto com'è: di fronte a quello che sta succedendo, non si puo' non fare niente". (AGI)