ArcelorMittal annuncia la cassa integrazione per 3.500 lavoratori dopo lo stop all'altoforno 2

I 3.500 includono anche i 1.273 per i quali l'azienda nei giorni scorsi aveva già chiesto una seconda proroga della cassa ordinaria. Dura reazione dei sindacati: "È ora di fare chiarezza sul futuro occupazionale del sito"

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KURT DESPLENTER / BELGA MAG / BELGA
ArcelorMittal

ArcelorMittal ha comunicato ai sindacati metalmeccanici una cassa integrazione per 3.500 persone a fronte della prossima fermata, causa sequestro, dell'altoforno 2. I sindacati sono stati convocati oggi pomeriggio in fabbrica dall'azienda.

Per i 3.500 di ArcelorMittal di Taranto sarà cassa integrazione straordinaria a seguito della prossima fermata dell'altoforno 2 e non ordinaria. Sinora, da luglio scorso, Mittal aveva solo applicato la cassa integrazione ordinaria per crisi di mercato. I 3.500 includono anche i 1.273 per i quali l'azienda nei giorni scorsi aveva già chiesto una seconda proroga della cassa ordinaria per fine di mercato a partire dalla fine dell'anno. Lo si apprende da fonti sindacali. Fim, Fiom e Uilm contestano duramente ArcelorMittal per il ricorso a un provvedimento di cassa integrazione così massiccio. 

"Fim, Fiom e Uilm hanno rigettato la comunicazione avanzata da ArcelorMittal e già a partire da domani, in occasione dell'incontro ministeriale, chiederanno con forza di fare chiarezza su una procedura di cassa integrazione che di fatto sostituirebbe l'attuale cassa integrazione per crisi congiunturale con la cassa integrazione straordinaria facendolo diventare un problema di carattere strutturale". Lo dicono le sigle metalmeccaniche di Taranto in una nota congiunta dopo aver appreso oggi pomeriggio dall'azienda che sarà avviata nel siderurgico la cassa straordinaria per 3500 addetti, comprensiva dei 1273 che l'azienda lo scorso 5 dicembre aveva dichiarato di voler mettere in cassa ordinaria per crisi di mercato per 13 settimane.

Per i sindacati, che contestano duramente l'annuncio di Mittal, "è giunto il momento da parte del Governo e di Ilva in as, al momento unici proprietari dello stabilimento siderurgico, di fare chiarezza sul futuro ambientale, occupazionale e industriale di un sito di interesse strategico per il Paese".

E già domani pomeriggio al Mise, nel vertice convocato alle 17 dal ministro Stefano Patuanelli, presente Ilva in as ma non Mittal, i sindacati chiederanno risposte su questo punto. Il vertice e' stato indetto per offrire ai sindacati un punto di situazione circa la trattativa che il Governo e Ilva stanno portando avanti con Mittal (oggi c'è stato un nuovo incontro).

La cassa integrazione straordinaria, per i sindacati, rischia di configurare degli esuberi e va detto che già una settimana fa al Mise ArcelorMittal ha presentato un piano che prevede 4700 esuberi entro il 2023 di cui 2900 in una prima fase. Proprio questo piano di Mittal, respinto sia dai sindacati che dal Governo, ha spinto quest'ultimo a scendere in campo attraverso un proprio piano industriale che tra l'altro prevede una partecipazione pubblica. Se la richiesta fatta oggi da Mittal dovesse andare in porto, Taranto avrebbe un numero complessivo di 5100 lavoratori in cassa integrazione straordinaria.

Ai 3500 di Mittal vanno infatti sommati i 1600 in cassa straordinaria a zero ore e che sono rimasti dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria in quanto il nuovo gestore dell'acciaieria non ha voluto assumerli dal novembre 2018. In base all'accordo al Mise di settembre 2018, coloro che sino al 2023, data di completamento dei piani industriale e ambientale, fossero ancora in cassa straordinaria con Ilva in as, dovrebbero ricevere una proposta di ricollocazione al lavoro da parte di ArcelorMittal. Ma è evidente che, con tutto quello che sta succedendo, tra annuncio di esuberi e ricorso alla cassa straordinaria, questa parte dell'accordo al Mise rischia di restare solo sulla carta.



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