Cosa fa Platoon, la startup per scovare i talenti musicali comprata da Apple

Utilizza il digitale sia per scovare che per lanciare gli artisti: l'analisi dei dati è alla base delle scelte di marketing. E racconta bene alcune delle prossime mosse di Cupertino, che potrebbe puntare a diventare produttore e distributore

Cosa fa Platoon, la startup per scovare i talenti musicali comprata da Apple

Trovare artisti prima degli altri, farli crescere e – magari – metterli sotto contratto in esclusiva. Ecco perché Apple ha acquisito Platoon. La startup, con sede a Londra, è stata fondata Denzyl Feigelson (un veterano di iTunes) e Saul Klein. L'operazione è solo l'ultima di una serie coerente, mirata a spingere i servizi di Cupertino.

Come funziona Platoon

Platoon offre servizi per far emergere musicisti e piccole etichette. Utilizza il digitale sia per scovare che per lanciare gli artisti: l'analisi dei dati è alla base delle scelte di marketing, con uno sguardo particolare alle piattaforme digitali (da Youtube a Spotify ed Apple Music). Tutto per “comprendere il Dna di artisti, manager e creativi e capire di cosa hanno veramente bisogno”, spiega Feigelson in un post su Medium.

La società è partita in sordina nel 2016. Non è molto nota, anche perché ha lavorato con discrezione negli ultimi due anni. Avrebbe una valutazione vicina ai 4 milioni di dollari, frutto di un investimento da 600.000 dollari del venture capital Local Globe. Tra i nomi che Platoon ha contribuito a promuovere ci sono Billie Eilish, Stefflon Don e Jorja Smith (finiti poi sotto contratto con Interscope, Universal e Sony).

Apple andata e ritorno

Oltre alla bontà del progetto, è probabile che abbia avuto un ruolo il passato di Feigelson. Il co-fondatore e ceo di Platoon ha lavorato in Apple per 15 anni, contribuendo alla nascita e allo sviluppo di iTunes, ed è stato uno dei manager più stimati da Steve Jobs. “Sono stato nel mondo della musica per tutta la vita”, spiega Feigelson. “Studente, musico-terapista e musicista negli anni '70. Produttore, tour manager e imprenditore tra gli anni '80 e '90”, accanto (tra gli altri) a Paul Simon. Nel 1996 fonda Artists Without A Label (AWAL), una piattaforma per sostenere la musica indipendente.

Prima con la distribuzione di cd, poi anche con la gestione dei diritti d'autore e delle playlist digitali come strumento di promozione. Sarebbe stata questa intuizione ad attirare Jobs, che volle Feigelson a Cupertino nel 2001 per lavorare alla nascita di iTunes. Feigelson dovrebbe continuare a guidare Platoon, che con tutta probabilità sarà utilizzata da Apple Music per individuare e mettere sotto contratto artisti che non sono ancora entrati nell'orbita delle major.

A caccia di nuovi talenti

Con Platoon, Apple intensifica la caccia ai nuovi talenti. A ottobre ha acquisito Asaii, una società che analizza i dati delle piattaforme musicali. È un'applicazione che raccoglie informazioni da servizi musicali e social media per orientare le scelte di marketing degli inserzionisti. Ma fa anche altro: scandaglia i dati per intercettare gli artisti emergenti.

Una sorta di talent scout. Asaii afferma di poter scovare un talento “10 settimane o un anno” prima di chiunque altro, consentendo così di scoprire “il prossimo Justin Bieber”. Il cantante canadese, infatti, ha costruito la propria fama su Youtube. Negli ultimi anni, alcune delle più importanti acquisizione di Apple puntano proprio sulla musica. Lo scorso settembre ha ufficialmente portato a cupertino Shazam, l'app per il riconoscimento dei brani, per circa 400 milioni. Nell'agosto 2014 ha speso 3 miliardi per le cuffie hit-tech di Beats.

Perché Apple compra Platoon

Platoon, Asaii e Shazam raccontano la strategia di Cupertino. Apple Music non vuole limitarsi a essere una piattaforma di streaming ma ambisce a diventare anche un produttore e un distributore. È una scelta che prova a battere i concorrenti (a partire da Spotify) su due fronti: ampliare l'offerta sia per il pubblico (più artisti, se possibile in esclusiva) che per i musicisti (che possono attingere a servizi di analisi preziosi per orientare promozione e prodotti).

Allo stesso tempo, la Mela vuole affrancarsi dalle grandi etichette discografiche. Per avere i brani sulla propria piattaforma, Apple deve pur sempre contrattare con le major, esponendosi così alle loro richieste e al loro potere negoziale. Tre acquisizioni nel giro di pochi mesi indicano, inoltre, quanto la società guidata da Tim Cook stia puntando sui servizi (Apple Music compreso). È la voce di bilancio che cresce di più ed è l'unica in grado di dare equilibrio al conto economico. E con la vendita degli iPhone in sofferenza, i servizi sono l'unico ammortizzatore.



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