Alitalia sta per finire in mani cinesi? La situazione al momento è questa

"Abbiamo incontrato potenziali interessati, siamo qui per sondare tutte le opportunità", conferma all'Agi il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Michele Geraci. Cosa sta succedendo

Alitalia sta per finire in mani cinesi? La situazione al momento è questa

Per il futuro di Alitalia il governo italiano sta sondando, tra gli altri, anche l'interesse di un investitore cinese. "Abbiamo incontrato potenziali interessati, siamo qui per sondare tutte le opportunità", conferma all'Agi il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Michele Geraci, impegnato in questi giorni in una missione esplorativa in Cina mirata all'aumento della cooperazione commerciale e degli investimenti.

Secondo il Corriere della Sera, Geraci sta sondando a Pechino l'interesse di due gruppi, tra i quali Air China. "Non abbiamo parlato solo con linee aeree", spiega Geraci. Il dossier Alitalia è stato al centro di un incontro con i dirigenti della compagnia di bandiera cinese, avvenuto a Pechino. "Noi non cerchiamo una società che salvi l'Alitalia e basta. Cerchiamo un rilancio, non un Etihad 2.0", ha spiegato.

Come aveva anticipato all'Agi alla vigilia della missione, il sottosegretario, per dieci anni professore universitario di finanza a Shanghai e fluente in mandarino, non ha in mente solo un'azienda cinese. "Cerchiamo un investitore strategico, un azionista di minoranza (fino a quota 49%), disposto a rilanciare la società, non a salvarla", aveva detto. "Una compagnia aerea asiatica potrebbe essere la soluzione migliore, molto più interessante di una tedesca che verrebbe a farci concorrenza”.

Per ora la risoluzione della questione, ha ammesso "rimane un mio desiderata, ma stiamo vedendo se c'è interesse da parte cinese".

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Michele Geraci 

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Non c'è solo l'Italia nei piani della Task Force Cina, costituita dal Ministero per lo sviluppo economico per analizzare il sistema cinese e con l'obiettivo di aumentare l'interscambio commerciale con Pechino e la quota di investimenti diretti. "Abbiamo presentato tutti i nostri asset con un approccio di sistema", ha aggiunto Geraci. "Il governo non vuole svenderli, siamo alla ricerca di opportunità di investimenti che portano nuova capacità produttiva e nuovi posti di lavoro. Vogliamo che la Cina venga a investire in attività di greenfield o brownfield, non solo in acquisizioni". 

Nell'ambito di una nuova strategia nazionale di sistema, Geraci ha fatto tappa a Shanghai e a Pechino dove ha incontrato la comunità italiana di affari, società cinesi, esponenti del governo di Pechino. "Abbiamo parlato con 300 imprenditori italiani - ha detto - abbiamo ascoltato le loro esigenze, con un occhio di riguardo soprattutto alle Pmi”, che hanno più bisogno dell'aiuto del governo e alle quali alle quali chiede impegno per l'internazionalizzazione e la digitalizzazione. Geraci ha inoltre incontrato numerose società cinesi per approfondire alla cooperazione in una serie di settori, “dalla green economy, ai veicoli elettrici, all'e-commerce, alle infrastrutture, alle ferrovie, alle linee aeree, alle costruzioni, all'acciaio, alle banche, ai fondi di investimento”.

Qualche nome? Tra i fondi di investimento, ha citato il China Investment Corporation e il Silk Road Fund; tra le istituzioni finanziarie e bancarie, Bank of China e Industrial & Commercial Bank of China; tra i poli della tecnologia, Huawei, TenCent e il gigante delle auto elettriche, Byd. “Abbiamo avuto proficui incontri con il Ministero del Commercio cinese e la Commissione nazionale per le Riforme e lo Sviluppo l'agenzia di pianificazione economica del governo cinese ", ha concluso.



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