Una persona su 2 si lascerebbe curare da un medico robot

Picco di fiducia in Nigeria (94%) e di cautela in Gran Bretagna (39%). Ma la discriminante resta il 'fattore umano'

Una persona su 2 si lascerebbe curare da un medico robot
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Oltre che dalle scoperte scientifiche e dalle innovazioni metodologiche, la medicina si è sempre sviluppata in parallelo con l’avanzamento della tecnologia. Nel corso degli anni si sono accumulati sistemi di diagnostica sempre più raffinate, come le TAC e le risonanze magnetiche, e sono stati sviluppati esami clinici capaci di vedere quello che prima risultava invisibile.

Un robot al posto del chirurgo

Ma computer dotati di intelligenza artificiale e robot sostituiranno mai l’essere umano? E se robot e intelligenza artificiale dovessero effettivamente arrivare, noi come la prenderemmo? Ci lasceremmo trattare da un medico robot e dalla sua intelligenza artificiale?

La risposta è positiva per una persona su due stando ai risultati di un sondaggio condotto da PwC, un network internazionale di consulenza strategica e finanziaria, e pubblicati in un rapporto intitolato “Che dottore? Perché l’intelligenza artificiale e i robot definiranno la Nuova Sanità”. Il 55% degli 11 mila intervistati in 12 diversi Paesi europei, del Medio Oriente e dell’Africa ha risposto positivamente alla domanda se è disposto a lasciare in mano all’IA e ai robot una parte della proprie cure mediche. Contrario è risultato il 38%, mentre solamente il 7% è indeciso.

C'è più fiducia nei robot in Nigeria che nel Regno Unito

La situazione, però, varia grandemente tra i diversi Paesi, passando dal 94% di risposte positive in Nigeria al 39% del Regno Unito. Secondo gli analisti di PwC, a determinare queste variazioni sono la fiducia nell’equità dei diversi sistemi sanitari. Nei Paesi emergenti, dove l’accesso non è universale, l’aumento della tecnologia rappresenta un fattore di maggior inclusione e aumento della fiducia, al contrario di quanto avviene nei paesi economicamente più avanzati, dove i sistemi sanitari sono strutture consolidate su cui lo Stato investe molto in termini di PIL pro capite. A metà strada sembrano stare i paesi del Medio Oriente, in cui i sistemi sanitari si stanno consolidando con il miglioramento delle condizioni economico-sociali, ma dove rimangono presenti problemi di forza lavoro insufficiente e di limitate capacità dei sistemi stessi di fare fronte alle esigenze delle popolazioni.

Il valore del rapporto umano

Nell’ambito della medicina resta comunque difficile separare la raccolta di informazioni, attraverso esami e diagnostica, la loro contestualizzazione nella storia del paziente e la somministrazione delle cure dal fattore umano. Se il rapporto di PwC nasce con lo scopo di analizzare le opportunità di investimento in un settore in grande crescita, gli intervistati fanno comunque dei distinguo tra cosa sono disposti ad affidare a una macchina e cosa no.

A computer e robot, la maggior parte degli intervistati affiderebbe strumenti di monitoraggio, come per esempio quello cardiaco, e la realizzazione degli esami del sangue. Dove invece gli intervistati preferiscono decisamente affidarsi a un dottore in carne ed ossa sono tutto il settore della gravidanza e del parto, la riduzione delle fratture e l’ingessatura, oltre alla cura dei minori. Si tratta di ambiti in cui si dà una maggiore importanza al rapporto di fiducia tra medico e paziente, ma anche dove prendere decisioni basandosi sull’esperienza e sugli aspetti psicologici ha un peso maggiore.

Tra i vantaggi individuati, al primo posto ci sono un più facile accesso al sistema sanitario e ai suoi servizi. Per gli altri risultati, a contare molto è la sensazione che di fronte a un compito da eseguire, le macchine possano essere più precise ed efficienti.

Questi elementi, però, sono controbilanciati dalla sensazione che il “tocco umano” rimanga fondamentale per praticamente un intervistato su due, soprattutto sul fronte della capacità di prendere decisioni di fronte all’inaspettato o tenendo in considerazione altri fattori che non possono essere quantificati e misurati.

La tecnologia in sala operatoria

L’indagine ha messo in evidenza che la fiducia nelle tecnologie applicate alla salute non cala nemmeno nella sala operatoria. Nel caso di piccole operazioni chirurgiche, come per esempio la rimozione della cataratta, una percentuale tra il 50 e il 73% degli intervistati dei Paesi in via di sviluppo e del Medio Oriente non avrebbero problemi a far sostituire il medico con un robot. Il tocco umano è invece ritenuto indispensabile per gli intervistati europei, con i contrari che variano tra il 42% della Norvegia e il 53% del Belgio.

Una minore predisposizione alla sostituzione dell’essere umano con i robot si riscontra quando l’operazione chirurgica è più importante, come per esempio la chirurgia dell’anca o per la rimozione di un tumore. In questi casi, solamente Turchia (60%) e Nigeria (69%) continuano ad avere una netta maggioranza di persone favorevoli, mentre per tutti gli altri Paesi presi in considerazione le percentuali si abbassano, toccando il minimo nel Regno Unito (27%), Germania (30%) e Belgio (32%)

Nei prossimi anni, indica il rapporto PwC, arriverà anche l’Internet of Medical Things e sarà sempre più importante anche per il training del personale sanitario. Intanto già in molti ambiti della nostra vita quotidiana siamo aiutati dall’intelligenza artificiale e dai robot, dalla catene di montaggio di precisione agli algoritmi che governano le nostri ricerche sul web, e anche la tecnologia medica va in questa direzione. Non bisognerà dimenticare che anche il fantascientifico tricorder di Star Trek che permetteva diagnosi istantanee era usato da un vulcaniano, il dottor Spok, che nel corso del telefilm ha imparato almeno un po’ di umanità.