Giornata della poesia, Alba Donati "una legge per salvare i poeti"

Giornata della poesia, Alba Donati "una legge per salvare i poeti"

Firenze - Di poesia non si puo' vivere, ma una vita senza poesia finisce per suonare vuota. Ne e' convinta Alba Donati, uan delle poetesse piu' apprezzate della sua generazione e presidente da poche settimane del Gabinetto Vieusseux, istituzione culturale fiorentina che di recente ha conquistato le pagine culturali dei giornali e i social network con l'iniziativa #loStregacheVorrei.Nella giornata mondiale che Google celebra con un doodle dedicato ad Alda Merini, Alba Donati commenta con l'Agi lo stato di salute della poesia e racconta dei suoi progetti per 'convincere' gli editori a investire piu' risorse in un settore che - oggettivamente - ha poco mercato.

"No" riconosce la Donati, "di poesia non si puo' vivere, almeno da un punto di vista monetario. A meno che non si vinca un Nobel e nel frattempo ci sia adeguati a vivere nella casa degli scrittori". Sembra che a questo punto la poesia debba essere confinata ad attivita' collaterale, tanto che la stessa Donati e' anche socia dello studio di comunicazione 'Davis e Franceschini' per il quale cura l'ufficio stampa della casa editrice 'La nave di Teseo' fondata da Umberto Eco ed Elisabetta Sgarbi. "Guai a considerare la poesia come un hobby" avverte, "e' una passione e come tutte le passioni non sempre e' portatrice di risorse finanziarie. Sono tantissimi i motivi per i quali e' il settore dell'editoria che ha meno pubblico, primo fra tutti il fatto che parla una lingua diversa, speciale e particolare, che e' anche il suo bello". Colpa anche del mercato, dice la presidente del gabinetto Vieusseux, "bisognerebbe che gli editori, per ogni autore di prosa che vende 20mila copie, pubblicassero un libro di poesie. Una sorta di 'pro bono'. Ci vorrebbe una legge apposta: non e' giusto che la poesia sia esclusa solo perche' non sta nella legge del mercato: spesso le cose buone sono fuori dal mercato". E' molto cambiato, aggiunge Donati, anche il ruolo dei poeti: "quando l'Italia e il mondo vivevano di cose diverse e il mercato non dettava legge, i poeti avevano un grande rilievo anche se non vendevano, nemmeno allora".

"Il romanzo ha cannibalizzato la poesia in quanto il mercato ha cannibalizzato il romanzo" aggiunge la poetessa, autrice di raccolte di successo come 'La Repubblica contadina', 'Non in mio nome' e 'Idillio con cagnolino', "il mercato ha cancellato anche una certa letteratura di qualita' e vive su prodotti che vengono promossi in maniera massiccia nel momento in cui c'e' qualcosa di extraletterario, come l'eta' del'autore e o l'argomento. La poesia, invece, vive della lingua e di nient'alto. E' minoritaria come e' minoritaria certa letteratura".Donati respinge l'accostamento che spesso si fa tra musica e la poesia e l'identificazione dei rapper nei nuovi poeti. "E' vero che nel rap il linguaggio detta il ritmo" dice, "ma i poeti creano la loro musica solo con le parole, costruendola dentro il linguaggio. Il rap e' sempre la somma di un testo piu' la musica e se prendiamo le parole di Fedez o di J-Ax non so quanto reggano da sole, in quanto testi".

Ma come sta la poesia oggi? "E' in condizioni stabili" scherza la presidente del Vieusseux, "ci sono pochissimi veri poeti e un proliferare di poeti della domenica, grazie a Facebook. Pero' c'e' anche un nutrito gruppo di poeti affermati, giovani che ogni tanto sorprendono. La poesia ha un suo pubblico. Minore, ma c'è. Mi sembra che ci sia una richiesta quasi sotterranea, quasi clandestina di poesia e se non si puo' insegnare a fare poesia, si puo' educare alla sua lettura. E' l'unico modo per capire che non sono parole sono messe li' a caso, ma per creare una corrispondenza". Se la poesia e' una nicchia nel mondo editoriale, non significa che tutti i poeti vivano al di fuori della contemporaneita'. Alcuni, ad esempio, beneficiano della notorieta' assunta attraverso i social network. "E' presto per parlare di poeti che diventano famosi grazie ai social" dice Alba Donati, "pero' succede. Mi pare che Franco Arminio, con la sua 'Paesologia', ne abbia molto beneficiato. Temo pero' che possa accadere anche per i cattivi poeti". (AGI)