Dal caso Grilli a Veronica Lario, i sei mesi che hanno cambiato il divorzio

A maggio scorso la Cassazione ha rivoluzionato l'assegno dovuto dal coniuge. E questo lascia poco spazio a un nuovo ribaltamento

Dal caso Grilli a Veronica Lario, i sei mesi che hanno cambiato il divorzio
Franco Cavassi / AGF 
 Veronica Lario e Silvio Berlusconi nel 1994

Da maggio 2017 il matrimonio non è più una sistemazione economica definitiva. E vale anche per Veronica Lario. Un tempo l'amore finiva, le coppie scoppiavano, ma l'articolo 5 della legge sul divorzio e le sentenze che ci sono state fino a maggio 2017 garantivano comunque alla moglie il mantenimento del tenore di vita goduto durante la convivenza.

Un fastidio per i miliardari, una rovina per modesti impiegati che spesso si ritrovavano a non riuscire più a metter insieme il pranzo con la cena. Ma la storia cui si sono ispirati i giudici della Corte d'Appello di Milano per ribaltare la decisione di attribuire un assegno milionario alla ex signora Berlusconi non ha niente a che vedere con i poveracci, ma con un altro divorzio milionario: quello tra tra Vittorio Grilli, ex ministro dell'Economia nel governo di Mario Monti, e l'imprenditrice Lisa Lowenstein.

Da dove è cominciato tutto

Nel maggio 2017 i supremi giudici respinsero il ricorso con il quale l'ex moglie del ministro reclamava l'assegno di mantenimento già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014. Il mantenimento del tenore di vita precedente il divorzio non è più un diritto, stabiliva la sentenza 11504. Grilli, dopo la fine del matrimonio, aveva subito una contrazione dei redditi. Lowenstein poteva mantenersi da sola. Così la Cassazione stabiliva nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: conta il criterio dell'indipendenza o autosufficienza economica, non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze per valutare l'assegno al coniuge che lo richiede. Il matrimonio cessa così di essere "sistemazione definitiva": sposarsi, scrive la Corte, è un "atto di libertà e autoresponsabilità".

"Tutto ruota proprio intorno a questo principio: quello della autoresponsabilità" dice all'Agi l'avvocato matrimonialista milanese Eliana Onofrio. "Fino a maggio 2017 per le valutazioni si teneva in considerazione lo status della coppia durante il matrimonio, ma è una visione superata e non si deve tenere più conto di un coniuge in funzione dell’altro, ma come singolo individuo. La domanda che il giudice si pone ora è: dopo il divorzio riesci a restare in piedi da solo? Hai di che mantenerti? Sono stati indicati i criteri: redditi, cespiti patrimoniali, capacità di lavoro effettiva (in relazione all’età, al sesso e al contesto economico) e la disponibilità di una abitazione. Tutti questi parametri vengono analizzati insieme per valutare se c’è l’autonomia economica".

Sì, ma che cosa è indipendenza economica? Anche su questo sono intervenuti i giudici di Milano a mettere qualche paletto. Sono loro che hanno stabilito di utilizzare lo stesso criterio che viene seguito per il diritto ad avere o meno un avvocato d'ufficio: la soglia di reddito di mille euro al mese. In buona sostanza: se il coniuge economicamente più debole guadagna almeno mille euro al mese e ha un tetto sopra la testa, non ha diritto all'assegno di divorzio. Anche se l'altro coniuge è miliardario.

"Il concetto espresso dalla Cassazione" dice l'avvocato Onofrio, "è il superamento di quel rinvio a tempo indeterminato della dissoluzione dei vincoli economico/patrimoniali di un matrimonio, che di fatto è un ostacolo alla creazione di un nuovo nucleo familiare, in aperta violazione di quanto sancito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Quello che è successo negli ultimi sei mesi è che tutti i tribunali - non solo Milano e Roma, ma anche quelli minori - si sono adeguati al nuovo orientamento della Cassazione. La prova che non si è trattato di una semplice virata data della giurisprudenza su un caso, ma che il terreno sociale era evidentemente pronto per questo cambiamento".

E che impatto ha avuto questo sulla vicenda Lario? I Berlusconi stati spostati molto a lungo, con un elevatissimo tenore di vita, e la signora Lario si era dedicata alla prole e alla famiglia e, di concerto con il marito, aveva abbandonato la carriera di attrice. Tutti criteri validi prima della sentenza di maggio della Cassazione. Ora non più.

Che succede ora 

A Veronica Lario rimane il ricorso in Cassazione, dove però la battaglia si preannuncia dura. Sono state diverse le pronunce che hanno confermato il valore della sentenza 11504, inclusa una della prima sezione (quella che l'aveva emessa) ma con composizione diversa e una della sesta sezione che è composta da giudici provenienti da diverse sezioni. E' difficile, quindi, che ci sia una sconfessione che comunque potrebbe aprire le porte al ricorso alle sezioni unite. Ma le cose potrebbero cambiare ancora: a un gruppo di parlamentari il criterio 'mille euro al mese' varato dai giudici di Milano non piace e per questo è stato depositato un progetto di legge diretto a modificare i parametri per la determinazione dell'assegno di divorzio. Via il riferimento al tenore di vita, ma anche all'indipendenza economica. 



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