Storia dell'untore di Ancona e del cinico contagio di 228 donne

Si chiama Claudio Pinti e ha 36 anni, una sua ex compagna: "Mi diceva: 'non sono più sieropositivo. L'HIV non esiste'"

Storia dell'untore di Ancona e del cinico contagio di 228 donne 

E' stato già ribattezzato come un nuovo untore dell'Hiv. Positivo da 11 anni almeno, continuava ad avere lo stesso rapporti sessuali non protetti. Oggi ha un nome e un cognome: Claudio Pinti, 36 anni autotrasportatore. E la lista delle sue vittime è veramente lunga, le donne contagiate potrebbero essere 228. Arrestato con l'accusa di lesioni dolose gravissime, l'autotrasportatore è stato incriminato da un'ex partner, anch'ella ormai positiva all'HIV, che ha parlato del suo dramma sulle pagine de Il Corriere della Sera.

Il racconto della compagna

Si è giustificato candidamente dicendo: "Sì, una volta ero sieropositivo ma poi ho rifatto gli esami e non è risultato più niente. L'HIV non esiste, è una balla, sono i farmaci che ti ammazzano". Questo il racconto della donna che con Pinti aveva iniziato una relazione a dicembre scorso, anche intenerita dal fatto che l'uomo fosse rimasto "vedovo" così giovane, con una bambina di 8 anni da crescere. Iniziano a frequentarsi, lei lo raggiunge spesso a casa dei suoi, a Montecarotto, dove lui si è trasferito dopo il lutto. A marzo però accusa i primi malesseri (febbre e frequenti mal di gola) e un amico comune la mette in guardia: "Lo sai che Claudio ha l’Hiv?". Fa il test e inizia l’incubo: sieropositiva anche lei. Così la donna decide di denunciare "l'untore seriale", che ancora oggi nega l'evidenza.

L'untore negazionista

Non si sa ancora se l’obiettivo fosse quello di infettare quante più persone possibili. Per capirlo gli investigatori hanno sequestrato computer, smartphone e tablet dall’abitazione dell’uomo e stanno passando al setaccio la cronologia dei contatti telefonici e via chat per risalire alle potenziali vittime di contagio per metterle in guardia. La cosa certa è che "si tratta di un negazionista". A chiarire cosa si intende per “negazionismo” - si legge su La Stampa - è il primario del reparto Malattie infettive dell’ospedale di Torrette, Marcello Tavio, lo stesso che ha comunicato alla vittima i risultati delle analisi: «È una teoria nefasta, che uno pseudo scienziato ha messo in giro nel 1996. Nega l’esistenza del virus e di conseguenza il bisogno della terapia». Il primario ha voluto sottolineare che tutti possono richiedere il test dell’Hiv (cioè un prelievo del sangue). Basta aver avuto rapporti non protetti e riportare sintomi che sembrano influenzali. 

Pinti sospettato i aver infettato la compagna morta

Sul fascicolo aperto dal procuratore Irene Bilotta e dal pm Marco Pucilli, l’accusa di lesioni gravissime dolose alla quale presto potrebbe aggiungersi anche un’incriminazione per omicidio volontario. Il sospetto è che Pinti abbia infettato anche la compagna, Giovanna Gorini, morta a 32 anni, dopo aver contratto anche lei l’Hiv. Lui - si legge sul Corriere della sera - le avrebbe impedito di curarsi mentre continuava a fare danni frequentando siti d’incontri per sesso estremo. "In questi anni l’ho fatto con 228 partner diversi, se volete vi aiuto a cercarli" ha detto agli agenti serafico. La Polizia ha diffuso un numero di telefono (071.2288595) invitando le potenziali vittime a farsi avanti. Un quadro inquietante che ricorda il caso di Valentino Talluto, romano condannato a 24 anni di carcere per aver infettato con l'Hiv almeno 30 partner.



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