Salvini ha autorizzato lo sbarco di 10 migranti dalla Sea Watch a Lampedusa

A bordo della nave della Ong restano 42 persone soccorse tre giorni fa al largo delle coste libiche

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Matteo Salvini ha autorizzato lo sbarco di dieci persone dalla nave Sea Watch 3, attualmente a largo di Lampedusa, dopo aver soccorso tre giorni fa 52 naufraghi a largo delle coste libiche. Nelle scorse ore era stato autorizzato un controllo sanitario a bordo. I migranti sbarcati sono tre minori, tre donne (di cui due incinte) e due accompagnatori oltre a due uomini malati.

In mattinata Salvini aveva comunicato di aver "firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal nuovo decreto sicurezza". Il documento dovrà poi essere firmato dai ministri di Trasporti e Difesa. 

Salvini: "Per me possono stare in mare fino a Capodanno"

"Sono stati autorizzati a scendere bimbi, donne incinte e malati. Io voglio il bene di tutti. Per quello che riguarda questa nave fuorilegge, per me può stare lì per settimane, per mesi, fino a Capodanno", ha detto il ministro dell'Interno, parlando a Recco. "Ci sono persone a bordo per scelta di questi delinquenti, per scelta di questi sequestratori di esseri umani. Bambini, donne incinte e malati scendono. Questi delinquenti risponderanno alle loro coscienze di eventuali problemi" ha detto il vicepremier riferendosi all'equipaggio di nave.

"Non ci sono inchieste" sulla Sea Watch, ha detto Salvini "questi dovevano andare in Libia, potevano andare in Tunisia o a Malta: sono arrivati in Italia. L'hanno chiesto loro il porto alla Libia, la Libia lo ha dato e loro hanno disobbedito".

L'Ong: "Non porteremo mai le persone soccorse in Libia"

Ieri la Sea Watch aveva ricevuto come indicazione di sbarco il porto di Tripoli ma, ritenendolo non sicuro, aveva deciso di fare rotta verso Lampedusa.  "Uno dei naufraghi ci ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri per preparare il centro di detenzione alla visita di operatori esterni. Questa è la Libia, il Paese in cui ci viene indicato di portare le persone soccorse: non lo faremo mai", aveva detto in un video messaggio su Twitter la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. 

"Persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia e di aver subito vessazioni inenarrabili, anche il più piccolo dei minori non accompagnati, che ha solo 12 anni, è stato imprigionato senza un valido motivo. Un'altra persona - prosegue Linardi - ha raccontato di essere stata venduta, peraltro, pare, a un ufficiale del governo e di aver lavorato come manodopera gratuita, come servo, per potersi comprare la libertà ed essere messo su un gommone. Un'altra persone ha raccontato che un familiare in un centro di detenzione gli e' stato ucciso davanti agli occhi con un colpo di kalashnikov"



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