Quel business dei micro sbarchi che unisce la Sicilia alla Tunisia

Arrivi di piccoli pescherecci che sfuggono ai controlli dei radar aerei e terrestri. A volte si ritrovano soltanto le imbarcazioni sulla spiaggia, altre volte sono i pattugliamenti delle forze dell'ordine a individuare i singoli migranti giunti sulla terraferma

Quel business dei micro sbarchi che unisce la Sicilia alla Tunisia
 Foto: da video Marco Bova
Sbarchi fantasma ad Agrigento

Arrivi di piccoli pescherecci che sfuggono ai controlli dei radar aerei e terrestri. A volte si ritrovano soltanto le imbarcazioni sulla spiaggia, altre volte sono i pattugliamenti delle forze dell'ordine a individuare i singoli migranti giunti sulla terraferma. Partono principalmente dalla Tunisia e sono stati ribattezzati 'sbarchi fantasma' o micro sbarchi, ma in gergo marittimo sono 'sbarchi spontanei'. La pratica è datata e anche se le chiamano 'nuove rotte' sono le stesse battute dai 'pendolari' che dal secondo dopoguerra hanno collegato il Nordafrica con le isole italiane. Dallo scorso 1 febbraio è in corso l'operazione Themis che oltre a prevedere lo sbarco dei migranti nel porto più vicino (comprese Tunisia, Libia e Malta) conferma un monitoraggio serrato dell'area del Mediterraneo centrale e le partenze dalla Tunisia sono aumentate ulteriormente. 

"Nelle ultime ore sono sbarcati a Lampedusa 135 immigrati, quasi tutti tunisini, su 13 barchini. Hanno sprecato soldi, tempo e fatica, verranno rimandati a casa nei prossimi giorni. In Italia si entra col permesso, la pacchia è finita", assicura davanti alle telecamere su Sky e poi su Twitter il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.


"Le barche sono troppo piccole per essere viste con i radar – ci dice un investigatore – da terra noi riusciamo a vedere soltanto ciò che si avvicina alla costa ma spesso quando interveniamo si buttano in mare o fanno perdere le loro tracce e ci ritroviamo con un barcone pieno di niente. Si svolgono dei controlli aerei, ma sono mirati e limitati a indagini in corso».

Le partenze sono principalmente dalla Tunisia e nello specifico tra i 27 kilometri di costa che separano Kelibia da Al Huwariyah ma negli ultimi mesi alcuni gommoni sono partiti più a sud, dalle zone di Mahdia. Sul tema hanno indagato le Procure di Agrigento, Marsala e Palermo che hanno ricostruito dettagli e personaggi coinvolti nei traffici di migranti. Per arrivare sulla costa siciliana bastano dalle quattro alle sette ore, dipende dal tipo di imbarcazione e dalla quantità di gasolio, e per alcuni traffici sono stati utilizzati anche skipper italiani. Con un gommone e un motore da 90 cavalli ci si può impiegare anche tre ore. Il costo varia dai 4 ai 9 mila euro a persona.


I pm di Palermo indagando sull'uccisione di Giuseppe Marcianò, uomo legato alla mafia trapanese, hanno scoperto che gestiva l'arrivo dei migranti e lo smistamento sulla terraferma e adesso ipotizzano che la sua morte possa essere legata anche a questo business.

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Con la riduzione dei soccorsi delle Ong molte imbarcazioni di piccole dimensioni stanno giungendo direttamente a Lampedusa, mentre lo scorso anno il fenomeno ha coinvolto principalmente la costa trapanese e quella agrigentina. La novità è che tra le persone sbarcate spiccano tante nazionalità provenienti dall'Africa subsahariana, le stesse che prima partivano dalla Libia. A Lampedusa giornalmente arrivano dei barchini e soltanto negli ultimi due giorni ne sono sbarcati 13 con 135 persone in totale, a Siracusa ieri sono arrivate quindici persone che hanno detto di essere partiti dalla Turchia, ma oggi nei pressi di Cassibile sono state fermate altre dieci persone. Tutti loro finiranno nel Cie di Pian del Lago (Caltanissetta) e saranno rimpatriati, con due partenze settimanali di aerei da 25 posti. Un altro sbarco invece ha condotto 24 persone a Porto Pino (Sant'Anna Arnesi) in Sardegna e sono già stati trasferiti nel centro di Monastir. Quel business dei micro sbarchi che unisce la Sicilia alla Tunisia 

Quel business dei micro sbarchi che unisce la Sicilia alla Tunisia
Foto: da video Marco Bova
 Sbarchi fantasma ad Agrigento

Le rotte dei pendolari hanno allarmato le agenzie di controllo per il rischio di infiltrazione di foreign fighters tra i migranti. Lo scorso gennaio il Guardian riportò un elenco diramato dall'Interpol con i nomi di 50 persone sospette entrate in Italia nell'estate scorsa. Lo scorso anno sul punto anche il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio disse che sulle imbarcazioni «potrebbero esserci anche persone legate al terrorismo internazionale». E il tema è stato rilanciato lo scorso marzo anche dal direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri in audizione al Parlamento Europeo. "Dobbiamo essere certi che non vi siano attraversamenti non intercettati dei confini dell'Ue, perché questo va a scapito della sicurezza".

Quel business dei micro sbarchi che unisce la Sicilia alla Tunisia
Afp
 Sbarchi di migranti

Nell'ambito di un'indagine condotta dalla Guardia di Finanza - conclusa lo scorso 30 maggio con il patteggiamento dei tre imputati Gaspare Gullo, Sarra Ben Salem, Karim Salem Ammar – i magistrati della Procura di Marsala hanno trovato la collaborazione di quattro passeggeri (Nabil Wlwed Ahmed, Sakka Alì, Marwen Mallat e Saber Manhea) di un viaggio Tunisia-Mazara del Vallo, i quali hanno raccontato tutte le dinamiche della traversata, riconoscendo il capitano dell'imbarcazione e il ruolo degli altri due imputati. I quattro erano stati minacciati. "Non andate a testimoniare, come ci siamo detti a Trapani (telefonicamente, ndr) se tu vuoi avere i tuoi soldi quando torni, se vieni rimpatriato, noi ti restituiremo i soldi o ti faremo andare un'altra volta, altrimenti di succederà qualcosa di brutto se torni qua in Tunisia". 


Dinanzi ai sostituti procuratori Niccolò Volpe e Antonella Trainito uno di loro aggiunse che "per paura, per paura io ho detto un'altra versione prima, perché nessuno mi garantisce che non mi succede nulla lì, perché questa è gente potente, chi mi assicura che quando torno in Tunisia non mi faranno niente lì? Perché questa gente ha degli agganci anche con la Polizia, è gente mafiosa". I quattro erano in attesa dell'incidente probatorio e avevano ottenuto una protezione temporanea per motivi giudiziari. "Noi speriamo che la giustizia italiana ci tuteli, in Tunisia anche sperarlo sarebbe impossibile". Dopo l'incidente probatorio i pm non hanno concesso il nulla osta alla protezione sociale. I quattro si sono ritrovati abbandonati sul territorio e hanno fatto perdere le loro tracce.



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