Alla Barilla sono preoccupati per i post di Salvini sui bucatini, scrive il NYT

Un lungo servizio del quotidiano americano sulla strategia social del ministro dell'Interno che sempre più spesso informa i suoi fan sui suoi gusti alimentari. Ma a Parma qualcuno non ha gradito

Alla Barilla sono preoccupati per i post di Salvini sui bucatini, scrive il NYT

Barilla, la multinazionale italiana della pasta, sarebbe “costernata” per un post pubblicato da Matteo Salvini sul suo profilo Twitter in cui il ministro dell’Interno rivela di aver nel piatto “due etti di bucatini” dell’azienda di Parma. Lo riporta niente meno che il New York Times in un lungo articolo che ricostruisce le abitudini del leader della Lega sui social network.

Il post 'incriminato': i bucatini al ragù pronto

Il caso nasce il 4 dicembre scorso: poco dopo le 14, Salvini carica online lo scatto del piatto di pasta che sta mangiando per pranzo: “Due etti di bucatini Barilla, un po’ di ragù Star e un bicchiere di Barolo di Gianni Gagliardo”, scrive il vicepremier.


Il corrispondente a Roma del quotidiano newyorkese, Jason Horowitz, scrive: “Un funzionario Barilla, che ha chiesto di non essere identificato perché non autorizzato a parlare, ha detto che i post (di Salvini, ndr) che promuovono la Barilla hanno suscitato costernazione all'interno dell'azienda a causa della politica polarizzante di Salvini”, cioè della sua tendenza a creare spaccature tra i suoi sostenitori e gli elettori di altre forze politiche.

La passione del “Capitano” dei leghisti per la Barilla, in ogni caso, non sembra essere un fuoco di paglia: già a settembre 2013, pochi mesi dopo la peggior performance elettorale, Salvini postava su Facebook uno scatto dei bancali del supermercato, tra bucatini, spaghetti e vermicelli.


Salvini, il “marchio di un uomo comune in un’era contro le elite”

A curare i suoi canali social è come noto il team di Luca Morisi, lo spin doctor che si definisce un filosofo-informatico: in molti hanno cercato di comprendere la strategia e la pianificazione web che ha contribuito a portare al successo un partito che alle elezioni del 2013 era precipitato al 4% e cinque anni più tardi avrebbe sfondato il 17%, quadruplicando i propri voti: si è parlato di bot automatizzati, di follower e sostenitori online comprati al mercato digitale, di un fantomatico software – La Bestia - in grado di analizzare in tempo reale le reazioni degli utenti ai post: secondo il Nyt si tratta di una “strategia, studiata con attenzione, per vendere il suo marchio di uomo comune in un'era anti elitaria”.

Apparentemente il meccanismo sta funzionando, dal momento che Salvini ha quasi 3 milioni e mezzo di fan su Facebook, più di un milione su Instagram e 945 mila su Twitter. La ricetta, si legge sul quotidiano statunitense, è “mescolare un po’ di zucchero” (cioè post innocui, come quello sulla Nutella o altre immagini quotidiane come queste che ritraggono gatti) “con un po’ di spezie” piccanti, cioè “una retorica incendiaria” su temi come immigrazione e Unione Europea. Un mix utile a “creare un legame emozionale con i supporter”.



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