Prete ucciso dalla camorra, avviata la beatificazione di don Diana

(AGI) - CdV. - A 21 anni esatti dal delitto, la diocesidi Aversa ha chiesto ufficialmente alla Santa Sede di poteraprire  [...]

(AGI) - CdV, 19 mar. - A 21 anni esatti dal delitto, la diocesidi Aversa ha chiesto ufficialmente alla Santa Sede di poteraprire il processo per la beatificazione di don Peppino Diana,che in segno di disprezzo fu ucciso proprio il giorno del suoonomastico, il 19 marzo 1994. "Parroco di un paese campano, inprima linea contro il racket e lo sfruttamento degliextracomunitari, pur consapevole di esporsi a rischi mortali,non esitava a schierarsi nella lotta alla camorra, cadendovittima di un proditorio agguato mentre si accingeva adofficiare la messa. Nobile esempio dei piu' alti ideali digiustizia e di solidarieta' umana", recita la motivazione dellamedaglia d'oro al valor civile concessa alla memoria di donDiana dalla Repubblica Italiana il 19 ottobre 1994. Eall'Angelus del 20 marzo, il giorno dopo l'omicidio PapaGiovanni Paolo II aveva detto: "Sento il bisogno di esprimereancora una volta il vivo dolore in me suscitato dalla notiziadell'uccisione di don Giuseppe Diana, parroco della diocesi diAversa, colpito da spietati assassini mentre si preparava acelebrare la santa messa. Nel deplorare questo nuovo efferatocrimine, vi invito a unirvi a me nella preghiera di suffragioper l'anima del generoso sacerdote, impegnato nel serviziopastorale alla sua gente. Voglia il Signore far si' che ilsacrificio di questo suo ministro, evangelico chicco di granocaduto nella terra, produca frutti di piena conversione, dioperosa concordia, di solidarieta' e di pace". Parole chepurtroppo non bastarono a mettere a tacere le calunnie su donDiana, alle quali presto' evidentemente ascolto anche laChiesa, tanto che sono serviti due decenni perche' si iniziassel'iter della beatificazione. Gli assassini non si eranoaccontentati infatti di freddarlo, vollero pure scempiarne ilcorpo con ulteriori colpi di pistola al basso ventre perindicare falsamente un movente sessuale e cosi' tentare diimpedire che divenisse il simbolo del riscatto di un popolovessato dalla criminalita' organizzata. Con la suatestimonianza e le sue omelie, senza timore per la propriavita, don Peppino proclamava che si puo' non essere schiavidella camorra. L'esempio del parroco di San Nicola rischiava didiventare contagioso: per questo - e non solo per sviare leindagini - fu calunniato poi anche dopo la morte con una benorchestrata campagna di stampa e una difesa processuale cheprovo' a distruggere ulteriormente l'immagine del sacerdote. Mail vescovo di Aversa e vicepresidente della Cei, Spinillo, oggiha coraggiosamente sgretolato lo schermo che per due decenni e'riuscito a nascondere la verita' sull'eroismo di don Diana:nella messa celebrata con tutti i sacerdoti della diocesi nellachiesa di Casal di Principe dove il sacerdote fu trucidato, ilpresule ha fatto sua infatti la petizione - presentata insiemeall'Agesci e al "Comitato Don Diana" da decine di associazionidi volontariato e impegno civile locali e nazionali - chechiede a Papa Francesco di riconoscere che l'omicidio fucommesso "in odio alla fede". "E' morto da martire. Era unsacerdote che ha sempre testimoniato la sua coerenza nella fedee nell'uomo e ha pagato con la vita l'amore per il suo popolo",ha detto il vescovo emerito di Caserta, monsignor RaffaeleNogaro, che di don Peppino era il padre spirituale. In questaveste, monsignor Nogaro fu interrogato nel processo perl'omicidio e da uno dei difensori, l'avvocato e alloraparlamentare Gaetano Pecorella, si senti' chiedereespressamente se conosceva le donne di don Diana. "'I preti nonvanno con le donne', gli risposi. Poi mi chiese delle armi. Eallora scattai in piedi accusando di vilta' gli organi di Statoche mettevano in giro voci del genere. Mi sentii umiliato.Scattai in piedi per ben due volte. Mi trattava come se fossiil complice di un criminale", ha raccontato il presule,esprimendo sofferenza per "le umiliazioni e le offese infiniteche hanno dovuto subire i genitori e i fratelli di don Diana".Come e' noto un quotidiano locale titolo' in prima pagina "DonDiana era un camorrista" e dopo pochi giorni "Don Diana a lettocon due donne", descrivendolo quindi non come vittima dellacamorra bensi' come appartenente ai clan. (AGI)