Perché la terra continua a tremare. E la neve non dà tregua

Nuove scosse nella notte in provincia dell'Aquila e di Rieti. Nel weekend ancora gelo sull'Abruzzo - Lo sciame sismico contionua, paura e crolli

Perché la terra continua a tremare. E la neve non dà tregua
 Le zone colpite dal terremoto sotto la neve (Twitter)

La terra continua a tremare in provincia dell'Aquila e di Rieti e neve e gelo complicano ulteriormente la situazione. Nella notte sono state registrate almeno 82 scosse di magnitudo superiore a 2. Le più forti sono state entrambe di magnitudo 3.5. La prima è stata registrata dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) alle 2,28 in provincia de L'Aquila, a una profondità di 10 chilometri con epicentro a 3 chilometri da Montereale e 5 da Capitignano. La seconda in provincia di Rieti alle 2.53, ad una profondità di 8 chilometri e a 4 chilometri da Amatrice. E secondo gli esperti per il fine settimana è attesa una nuova perturbazione che arriva dai Balcani e porterà altre abbondanti nevicate e basse temperature sulle regioni Adriatiche e al Centro-Sud, fino alla Calabria". La situazione più grave è quella dell'Abruzzo dove continua l'emergenza neve: gli accumuli stanno diventando eccezionali, e a quote collinari si potranno superare i 2 metri. 

 

Gentiloni e le tre priorità

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha fatto un punto della situazione nella sede della Protezione civile di Rieri. "In generale siamo di fronte a una sorta di tenaglia senza precedenti - ha detto - tra un fenomeno metereologico di nevicate di intensità che non si ricordava da decenni e, dall'altra parte, le scosse sismiche di ieri". L'obiettivo adesso, ha sottolineato, "è raggiungere tutti i comuni e le frazioni rimaste finora isolate" con "elicotteri e attraverso altri contatti". Il secondo obiettivo è quello di ripristinare le utenze elettriche: "C'è uno sforzo in corso da parte di Enel e Terna. Uno sforzo intenso che chiederò di moltiplicare per eliminare le interruzioni regione Marche e ridurle notevolmente in Abruzzo. Infine ripristinare la viabilità a tutti i livelli".

 

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Mercoledì la terra è tornata a tremare nelle aree già devastate dai sismi del 24 gennaio e di fine ottobre alle 10.25 del mattino e lo ha fatto con grande forza con quattro scosse pari o superiori a 5 punti di magnitudo in 5 ore. In questo tempo lo sciame sismico che ha fatto seguito al primo terremoto ha fatto registrare oltre 120 scosse superiori ai 2 gradi, oltre 40 superiori a 3 e ben 5 superiori a 4. Un movimento della terra continuo che non solo non accenna a diminuire di frequenza, ma neppure di intensità (la scossa di 5.0 di magnitudo è stata registrata in provincia dell'Aquila alle 14.33, ossia quattro ore dopo quella di 5.1 delle 10.25).

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3.000 stalle e aziende sotto la neve

Sono circa tremila le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree colpite dal terremoto dove si contano casi di isolamento, nuovi crolli, decine di mucche e pecore morte e ferite, difficoltà per garantire l'alimentazione degli animali ma anche per le consegne con tonnellate di latte che da giorni si è costretti a gettare. E' quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti congiunti delle nuove scosse e della neve in un territorio a prevalente economia agricola con una significativa presenza di allevamenti di pecore e bovini che in migliaia sono costretti al freddo. Per effetto del maltempo è crollata fino a dimezzarsi la produzione di latte negli allevamenti in queste zone a causa dello stress termico in una situazione in cui solo nelle Marche si contano ora seicento mucche e cinquemila pecore al freddo nelle neve senza ripari. Si stima infatti che appena il 15% delle strutture di protezione degli animali siano state completate fino ad ora e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo sotto il peso della neve e delle nuove scosse. 

 

Gli esperti, perché la terra trema ancora

La zona interessata dalle scosse di terremoto è ad alto rischio sismico, e "non si può escludere il verificarsi di terremoti di magnitudo comparabile o superiore a quelli di questa mattina". Lo scrive l'Ingv nella sua nota di aggiornamento della sequenza sismica di mercoledì tra le province di Rieti e dell'Aquila, dove si sono registrati oltre 100 eventi sismici di magnitudo maggiore di 2.0. Queste scosse sono state localizzate dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV in un'area lunga circa 10-15 km in direzione appenninica e larga circa 5-6 km che si trova "in una zona a pericolosita' sismica molto alta, compresa tra l'area interessata dalla sequenza sismica del 2009 e la parte meridionale della sequenza sismica iniziata il 24 agosto scorso in Italia centrale". Dopo il terremoto del 24 agosto si sono verificati in quest'area eventi di bassa magnitudo concentrati poco a nord di Montereale e nella zona tra Pizzoli, Barete e Cagnano Amiterno; è stato registrato solo un terremoto di magnitudo maggiore di 4.0 il 29 novembre 2016 (M 4.4) a 3 km da Montereale.

 

Dal 24 agosto oltre 47.000 scosse

La terra continua incessantemente a tremare nel centro Italia. Da ieri, 18 gennaio, la sequenza è molto attiva tra le province dell'Aquila (Montereale, Pizzoli, Capitignano, Campotosto, Cagnano Amiterno) e Rieti (Amatrice) e in quella zona l'Ingv ha localizzato complessivamente circa 500 eventi sismici: circa 55 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, 7 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 4 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5. In media, una scossa ogni tre minuti. La sequenza sismica continua con un numero complessivo di scosse superiore alle 47.000 dal 24 agosto 2016. Di queste, sono circa 960 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, 57 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 9 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5, localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. 

 

 

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