Le due indagini aperte sul naufragio di Cutro

Le due indagini aperte sul naufragio di Cutro

Venerdì prossimo è fissato l'incidente probatorio nell'inchiesta a carico del 17enne pakistano ritenuto uno degli scafisti. Saranno sentiti alcuni dei superstiti del naufragio per cristallizzare le loro testimonianze

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Naufragio di Cutro

AGI - Entra nel vivo l'indagine sul naufragio del 26 febbraio scorso a Steccato di Cutro, sia sul fronte degli scafisti che sulle eventuali omissioni nella catena dei soccorsi. Venerdì prossimo, davanti al Gip del Tribunale per i minorenni di Catanzaro, è fissato l'incidente probatorio nell'inchiesta a carico del 17enne pakistano ritenuto uno degli scafisti.

Saranno sentiti alcuni dei superstiti del naufragio per cristallizzare le loro testimonianze in vista di un processo al quale, fisicamente, potrebbero non essere presenti una volta lasciata l'Italia. Analoga iniziativa è stata presa dalla Procura di Crotone che procede contro i tre presunti scafisti maggiorenni. In questo caso non è ancora stato fissato l'incidente probatorio. I migranti avranno così la possibilità di confermare alcuni particolari già descritti all'indomani del naufragio agli investigatori e già finiti nel decreto di fermo emesso il 28 febbraio.

Questa mattina, intanto, il pool di avvocati che assiste gratuitamente alcuni dei superstiti e familiari delle vittime ha depositato alla Procura della Repubblica di Crotone una memoria difensiva alla quale sono allegati una serie di atti tra i quali il testo di un documento del 2005 firmato dall'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. Si tratta dell' "Accordo tecnico-operativo per gli interventi connessi con il fenomeno dell'immigrazione clandestina via mare", nel quale veniva messo nero su bianco che "i mezzi in pattugliamento devono limitarsi ad assicurare il monitoraggio (possibilmente in forma occulta) dei movimenti del natante stesso".

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Naufragio di Cutro
 

E dunque, finché la situazione non si trasforma in un evento Sar (Search and Rescue, Ricerca e soccorso), i mezzi militari non possono intervenire. È lo stesso documento al quale ha fatto riferimento il comandante della Capitaneria di Porto di Crotone Vittorio Aloi, parlando di 'direttive ministeriali' per giustificare il mancato intervento dei mezzi della Guardia costiera la sera prima del naufragio.

È accaduto, infatti, che dal 2005 in poi quel documento non è stato mai preso alla lettera tanto che ogni imbarcazione di migranti in mare è sempre stata considerata come evento Sar e la Guardia costiera è sempre intervenuta. Finché nel 2019, con la direttiva firmata dal ministro Matteo Salvini, è stato imposto di attenersi scrupolosamente alle indicazioni operative al fine di prevenire l'ingresso illegale di immigrati sul territorio nazionale. E siccome la segnalazione dell'aereo di Frontex la sera del 25 febbraio parlava di un natante "in buone condizione di navigabilità", l'evento non è stato classificato come Sar.