Il Brianza c'è un pollivendolo aperto da oltre 170 anni

Il Brianza c'è un pollivendolo aperto da oltre 170 anni

L'attività è stata avviata attorno al 1850, prima dell'unità d'Italia, dal quadrisavolo dell'attuale titolare

Pollivendolo record Brianza 170 anni

La polleria Mercandalli negli anni '40

AGI - Quando la polleria Mercandalli ha aperto i battenti l'Italia non era ancora unita e si respirava l'atmosfera rivoluzionaria dei moti del 1848. Per la sua longevità di recente ha ottenuto il Premio “Impresa e Lavoro” promosso dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. 

L'attuale titolare del negozio a conduzione familiare, Giuseppe Mercandalli, ripercorre con l'AGI la storia dell'attività avviata dal suo quadrisavolo Gaetano Mercandalli, qualche anno prima del 1850. Il negozio, che ha oltre 170 anni di vita, si trova a Bovisio Masciago, un paese della Brianza nato nel 1927 dalla fusione di due comuni.

"L'attività - spiega Giuseppe - è stata poi proseguita dal mio tris nonno, che si chiamava Giuseppe come me. La nostra prima sede era a Masciago, poi dopo sposato si è trasferito a Bovisio nel 1929". La polleria non è stata mai chiusa: "Anche durante la seconda guerra siamo andati avanti". 

Pollivendolo record Brianza 170 anni
Un'immagine recente del negozio

Sessantun'anni, qualche capello bianco, Giuseppe lavora stabilmente nella polleria di famiglia da circa quarant'anni: "Da quando ho finito il militare". All'inizio "aiutavo mio padre, poi dal 1996 sono diventato il titolare". Ha scelto di rilevare il negozio di famiglia: "Ho fatto ragioneria, mi sono diplomato e dovevo andare a lavorare in banca. Alla fine, però, ho preferito seguire le orme di mio padre".

Oggi in polleria lavorano "solo" Giuseppe e la sorella Manuela: "Alla fine degli anni '80, nel periodo di massimo lavoro, avevamo un dipendente fisso e due a chiamata". Se il passato è luminoso, il futuro lo è meno: "Un po' per la concorrenza della grande distribuzione, un po' per la mancanza di  interesse delle nuove generazioni, questa è un'attività che va a finire. Noi cerchiamo di tenere duro, ma d'altronde oggi è difficile per tutti".

Secondo Giuseppe la soluzione per sopravvivere è "riuscire a trovare l'equilibrio giusto tra prezzi, spese e differenziazione del prodotto. E poi c'è il rapporto con il cliente, il dialogo, i consigli. Non è come al supermercato dove tutti comprano di fretta".

Quando andrà in pensione Giuseppe sa già che non ci sarà nessuno della sua famiglia disposto a rilevare l'attività: "Ho due figlie che hanno preso altre strade. L'unica via potrebbe essere vendere il nome, quando dovrò andare in pensione o si chiude o qualcuno rileva".