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Per Gimbe la campagna vaccinale è ferma al palo

Per Gimbe la campagna vaccinale è ferma al palo

Il monitoraggio della Fondazione registra quasi 1000 morti in 7 giorni. Giù i contagi

Covid Gimbe campagna vaccinale ferma morti sopra mille

© Nicola Marfisi / AGF 
- Covid

AGI - La campagna vaccinale è di fatto ferma, stando almeno ai numeri. E' quanto emerge dai dati della Fondazione Gimbe, secondo cui a ieri mattina l'85,6% della popolazione (pari a 50.734.581) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+11.173 rispetto alla settimana precedente) e l'84% (49.778.737) ha completato il ciclo vaccinale (+33.970 rispetto alla settimana precedente).

Le coperture con almeno una dose di vaccino - fa sapere Gimbe - sono molto variabili nelle diverse fasce d'età (dal 99,4% degli over 80 al 37,5% della fascia 5-11), cosi' come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto il 89%, nella fascia 70-79 il 87,9% e in quella 60-69 anni il 84,8%. In ulteriore calo nell'ultima settimana il numero dei nuovi vaccinati: 9.553 rispetto ai 14.782 della settimana precedente (-35,4%). Di questi il 25,9% è rappresentato dalla fascia 5-11: 2.479, con un calo del 32,1% rispetto alla settimana precedente. Scende ancora tra gli over 50, più a rischio di malattia grave, il numero di nuovi vaccinati che si attesta a quota 2.049 (-34,8% rispetto alla settimana precedente).

Al 6 aprile nella fascia 5-11 anni sono state somministrate 2.434.653 dosi: 1.377.309 hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino (di cui 1.240.338 hanno completato il ciclo vaccinale), con un tasso di copertura nazionale che si attesta al 37,5% con nette differenze regionali (dal 20,3% della Provincia Autonoma di Bolzano al 53,8% della Puglia).

"Tutti i dati confermano che la campagna vaccinale si è ormai fermata - sottoliea il presidente - nonostante 4,35 milioni di persone vaccinabili con prima dose e 2,55 milioni con dose booster. I tassi di copertura vaccinale, infatti, nell'ultimo mese hanno registrato incrementi davvero esigui". Tra il 6 marzo e il 5 aprile le coperture con almeno una dose segnano un esiguo +0,1 passando da 85,5% a 85,6%; quelle con ciclo completo sono cresciute di soli 0,4 punti percentuali passando da 83,6% a 84%. Anche le coperture delle terze e quarte dosi procedono a rilento con incrementi pari rispettivamente a 2,4 e 6,3 punti percentuali (rispettivamente 81,1% vs 83,5% e 1,9% vs 8,2%) nonostante l'inizio più tardivo e l'estesa platea vaccinabile.

I decessi tornano sopra quota mille

In generale di registra un lieve calo di contagi (-6,9%) e delle terapie intensive (-3,3%), ma crescono ancora i ricoveri ordinari (+5,2%). Scendono a 21 le province con incidenza superiore a 1.000 casi per 100.000 abitanti. "Continua ad aumentare, seppur più lentamente, l'occupazione dei posti letto in area medica (+506), ma tornano a scendere le terapie intensive (-16)", si spiega nel rapporto. Dopo un mese i decessi tornano sopra quota mille.

Al 6 aprile sono ancora 6,93 milioni le persone che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino: di queste 2,58 milioni protette solo temporaneamente in quanto guarite dal Covid da meno di 180 giorni. Di conseguenza, le persone attualmente vaccinabili sono circa 4,35 milioni, un dato che continua a non tener conto delle esenzioni di cui non si conosce il numero esatto.

L'efficacia dei vaccini è stabile

Un ultimo capitolo riguarda l'efficacia dei vaccini. I dati dell'Istituto Superiore di Sanità dimostrano l'efficacia sulla diagnosi è sostanzialmente stabile dal 48,8% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 47,2% per i vaccinati da più di 120 giorni e sale al 68% dopo il richiamo; l'efficacia sulla malattia severa è sostanzialmente stabile dal 73% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 75,2% per i vaccinati da più di 120 giorni e sale al 91,1% dopo il richiamo. Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d'età si riduce l'incidenza di diagnosi (del 31,5-65,9%), ma soprattutto di malattia grave (del 55-86,4% per ricoveri ordinari; del 67,7-88,9% per le terapie intensive) e decesso (del 54,8-91,4%).