Mille migranti si trovano a bordo di due navi delle ong al largo di Lampedusa

Mille migranti si trovano a bordo di due navi delle ong al largo di Lampedusa

Forte pressione sulle coste siciliane dopo il drammatico salvataggio di oltre 400 migranti soccorsi nella notte da parte della nave di Sea-Eye e Mission Lifeline. A Tripoli protesta davanti al quartier generale dell'Unhcr

migranti mille su navi ong al largo di Lampedusa

© Sea-Eye Twitter 
- Il salvataggio da parte della Ong Sea-Eye 

AGI - Oltre mille migranti al largo di Lampedusa a bordo di due navi ong chiedono di sbarcare. Ottocento sulla 'Sea-Eye4', 245 sulla 'Ocean Viking' di Sos Mediterranee. 

Forte la pressione sulle coste siciliane, soprattutto dopo il drammatico salvataggio nella notte da parte della nave di Sea-Eye e Mission Lifeline: oltre 400 i migranti soccorsi: erano su una barca che aveva una grossa falla. Diverse persone erano in acqua senza salvagente e sono state recuperate. 

L'evacuazione e il trasbordo sulla 'Sea Eye 4' sono stati completati dopo mezzanotte. Più di 800 sono ora sulla nave di soccorso che ha preso la rotta per Lampedusa. "Malta aveva ignorato le segnalazioni dell'emergenza in mare da parte di Alarm Phone, anche se la barca si trovava nella zona di ricerca e soccorso maltese", accusa. 

"Quattrocento persone salvate nella notte da navi civili Sea Eye4 e Rise Above. Chiediamo che le autorità italiane assistano subito gli 800 a bordo Sea Eye e ne garantiscano lo sbarco in un porto sicuro", chiede Mediterranea saving humans.

"Il salvataggio delle circa 400 persone - afferma Alarm Phone - ha richiesto molte ore e molte persone sono cadute in acqua. Le persone non dovrebbero essere costrette a rischiare la vita per raggiungere l'Europa". 

Secondo la ricostruzione dei fatti, i migranti si trovavano in pericolo di vita a bordo di un'imbarcazione in legno a doppio ponte. Quando l'unità civile veloce Rise Above è arrivata sul posto il barcone presentava una falla nello scavo e stava imbarcando acqua, diverse persone erano in mare senza salvagente e sono state recuperate prima che affogassero.

L'evacuazione dell'imbarcazione è stata completata solo dopo la mezzanotte. Una persona, che aveva perso conoscenza, è stata rianimata nel corso delle operazioni.

Nonostante il barcone in pericolo si trovasse in acque internazionali in zona Sar di competenza maltese, e Alarm Phone avesse segnalato il caso fin dalla mattina di ieri, aggiornando continuamente sulla posizione e le condizioni della barca, "le autorità di Malta - accusa Mediterranea saving humans - hanno ignorato le richieste di intervento d'emergenza. E solo la presenza e l'attivazione delle navi della società civile europea hanno evitato un naufragio con centinaia di potenziali vittime".

Dopo sette diversi interventi di soccorso realizzati nelle ultime 48 ore, ci sono ora più di 800 persone a bordo della Sea-Eye 4 che si è diretta verso Lampedusa.

"Chiediamo che le autorità Italiane si attivino immediatamente per prestare la massima assistenza possibile alle persone soccorse - aggiunge - garantendo il loro tempestivo sbarco in un porto sicuro. Il governo italiano, insieme agli altri Stati membri e alle istituzioni europee, di fronte alle persone in fuga dall'inferno libico e all'attuale situazione in mare, considerino l'urgente ripristino di una missione Sar nel Mediterraneo centrale con l'impiego delle navi disponibili della Guardia costiera e della Marina militare".

Intanto, migliaia di persone bloccate in Libia manifestano davanti al quartier generale dell'Unhcr a Tripoli da un mese.

Le proteste autonome sono iniziate all'inizio di ottobre 2021 dopo raid di massa e arresti violenti. Insieme, spiega la ong tedesca Sea Watch, i manifestanti chiedono "la cessazione delle violazioni dei diritti umani, della tortura, degli arresti arbitrari, delle persecuzioni e dei ricatti di cui sono sottoposti in Libia".

Protestano contro "la mancanza di aiuti da parte delle organizzazioni internazionali e dell'Ue e chiedono l'evacuazione immediata delle persone minacciate dalla Libia". 

L'opinione pubblica europea, gli Stati membri dell'Ue e le istituzioni dell'Unione europea, "sono consapevoli da molti anni delle atrocità e delle gravi violazioni dei diritti umani di cui sono sottoposti i rifugiati in Libia. L'Unione europea - conclude la ong - deve assumersi le proprie responsabilità ora. Ha risorse e risorse sufficienti per effettuare l'evacuazione immediata di tutti gli evacuati in Libia".