Madre terra e vaccini. La Santa Alleanza tra le religioni

Madre terra e vaccini. La Santa Alleanza tra le religioni

Prende forma la strategia di Papa Francesco tra le grandi religioni rivelate che si pongono davanti al mondo ancora stordito dal Covid per indicare la strada della fratellanza e di un’economia più equa e solidale

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MASSIMO VALICCHIA / NURPHOTO VIA AFP - Papa Francesco

AGI - Vaccini, non armi: e per tutti, non per i soli paesi ricchi. Continua a prendere forma la santa Alleanza di Papa Francesco, quella tra le grandi religioni rivelate che si pongono davanti al mondo ancora stordito dal covid per indicare la strada della fratellanza e di un’economia più equa e solidale.

Atto finale della lunghissima cancelleria Merkel: anche lei, Angela, in piedi di fronte al Colosseo simbolo di forza e ricchezza caduche come sempre lo sono forza e ricchezza, a perorare la causa del rispetto dell’ambiente e del dialogo. Tra poco sarà tornata a vita privata, dipende dagli accordi postelettorali a Berlino, e oggi sembra voler lasciare un testamento spirituale.

Va dai gesuiti della Civiltà Cattolica, elogia il loro coraggio nell’affrontare la piaga della pedofilia nella Chiesa, si vede a quattr’occhi, in Vaticano, con Bergoglio. I due parlano per 45 minuti: Afghanistan, clima, soprattutto Europa. L’una e l’altro da sempre sul versante opposto rispetto ai sovranisti a nord e a sud delle Alpi, o sparsi come spesso si trovano nel cuore del Continente.

Per costruire la pace "occorre il dialogo aperto e rispettoso tra i governi e tra le religioni", scandisce a fine giornata la Kanzlerin. Ma qui siamo già al momento clou, la preghiera per la pace che riunisce di fronte al Colosseo, per l’appunto, i grandi leader religiosi convocati dalla Comunità di Sant’Egidio.

Un nuovo appello alle 'confessioni'

Il fondatore, il Professor Andrea Riccardi, sintetizza: “Voglio testimoniare che la dura lezione della pandemia ha accresciuto nelle religioni la coscienza di dover lavorare insieme, come non mai. L'ho sentito nel linguaggio e nel dialogo di questi giorni: qualcosa di profondo è cambiato". Ai tempi di Giovanni Paolo II questi momenti avevano il gusto della scoperta e quello della profezia.

Oggi la profezia rimane (la scoperta no: siamo oltre la trentesima edizione), ma si assomma ad una sorta di presa di coscienza: senza una proposta fortissima di valori e novità, il vecchio mondo sarà ancora più vecchio e più prossimo alla fine.

“È doveroso un nuovo appello per ricordare la necessità di tornare ad avvicinarsi a Dio l'Altissimo, invocando la sua misericordia nella speranza di fermare questa epidemia”, scandisce l'imam di Al-Zahar, al-Tayebb.  È l’uomo che con Papa Francesco ha firmato la dichiarazione sulla fratellanza umana, ed al quale il Pontefice attribuisce in pubblico il titolo di fratello estendendolo agli altri grandi leader presenti: Bartolomeo I di Costantinopoli, con il suo italiano ricercato e la voce e la barba da patriarca; rav Pinchas Goldschmidt, il presidente della Conferenza dei rabbini europei.  

Ma è l’imam che, su certi temi, appare il più agguerrito.  “Con le crisi climatiche e la pandemia e il terrore che ne è conseguito per le famiglie, ci saremmo aspettati di vedere il mondo rivolgersi immediatamente al cielo, invocando la misericordia in risposta alla preghiera delle vittime, dando sollievo agli afflitti, e rivolgersi anche alle case farmaceutiche per garantire il vaccino e la cura di questo morbo pericoloso", dice,

"Tuttavia le politiche mondiali riguardo a questa pandemia non indicano una vera presa di coscienza nel comportamento della gente circa la necessità di rivolgersi a Dio l’altissimo con le preghiere e le invocazioni, onde affrontare questo pericolo perenne”

L'iniquità sui vaccini

L’effetto, non a caso, è che “la produzione del vaccino e il modus operandi della sua distribuzione non sono stati all’altezza delle responsabilità, provocando così la morte di 5 milioni di vittime in meno di due anni".

Questo il diagramma dell’iniquità: “La criticità grave nella distribuzione ha privato interi continenti dal vaccino. Le ultime statistiche indicano che la percentuale dei vaccinati in Africa è tra 2- 3%, mentre in altri continenti la metà o addirittura i tre quarti della popolazione hanno ottenuto il diritto alla vita grazie alla disponibilità del vaccino”.

E’ “quasi un gioco guardato a distanza, indifferenti e convinti che mai ci toccherà”, gli fa eco Francesco “ Il dolore degli altri non mette fretta. E nemmeno quello dei caduti, dei migranti, dei bambini intrappolati nelle guerre, privati della spensieratezza di un’infanzia di giochi. Ma con la vita dei popoli e dei bambini non si può giocare”.

Invece no, “la vita dei popoli non è un gioco, è cosa seria e riguarda tutti; non si può lasciare in balia degli interessi di pochi o in preda a passioni settarie e nazionaliste ben rappresentate dal “sempre prolifico commercio delle armi”.

Le paroli "forti" del Pontefice

Bergoglio parla stando in piedi, ha una voce tonica. “Con parole chiare incoraggiamo a questo: a deporre le armi, a ridurre le spese militari per provvedere ai bisogni umanitari, a convertire gli strumenti di morte in strumenti di vita. Non siano parole vuote, ma richieste insistenti che eleviamo per il bene dei nostri fratelli, contro la guerra e la morte, in nome di Colui che è pace e vita”, scandisce, “Meno armi e più cibo, meno ipocrisia e più trasparenza, più vaccini distribuiti equamente e meno fucili venduti sprovvedutamente”.

In questo quadro “Le religioni, coltivando un atteggiamento contemplativo e non predatorio, sono chiamate a porsi in ascolto dei gemiti della madre terra, che subisce violenza. Ribadisco quanto la pandemia ci ha mostrato, ovvero che non possiamo restare sempre sani in un mondo malato".

E ancora: "L’aria che respiriamo è piena di sostanze tossiche e povera di solidarietà. Abbiamo così riversato sul creato l’inquinamento del nostro cuore. In questo clima deteriorato, consola pensare che le medesime preoccupazioni e lo stesso impegno stiano maturando e diventando patrimonio comune di tante religioni”.

Poi, introducendo un altro elemento di riflessione, prosegue: “In nome della pace disinneschiamo, vi prego, in ogni tradizione religiosa, la tentazione fondamentalista, ogni insinuazione a fare del fratello un nemico. Mentre tanti sono presi da antagonismi, fazioni e giochi di parte, noi facciamo risuonare quel detto dell’Imam Ali: l persone sono di due tipi: o tuoi fratelli nella fede o tuoi simili nell’umanità”.

Cita l’imam, ma probabilmente ha in mente l’ayatollah: al-Sistani,  lo sciita con cui si è visto a Qom nel suo viaggio in Iraq trovando elementi di convergenza non insospettati, ma insospettabilmente profondi. Non c’è, a Roma, oggi, ma non vuol dire.

La giornata della preghiera continuerà ad essere celebrata anche in futuro. Nelle parole del Papa: “sogniamo religioni sorelle e popoli fratelli. Religioni sorelle, che aiutino popoli a essere fratelli in pace, custodi riconciliati della casa comune del creato” È la dura lezione della pandemia: qualcosa nel mondo è cambiato