A Roma diventerà sindaco chi vincerà in periferia. Come sempre

A Roma diventerà sindaco chi vincerà in periferia. Come sempre

Il risultato finale è contendibile, non sembrano esserci già vincitori scontati, il ballottaggio metterà alla prova la tenuta delle coalizioni, soprattutto quella tra Pd ed M5s

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© Agf - Raggi in Campidoglio

AGI - La partita per il Campidoglio è la più importante delle amministrative di autunno e forse anche quella dal risultato più incerta. Il risultato finale è contendibile, non sembrano esserci già vincitori scontati, il ballottaggio metterà alla prova la tenuta delle coalizioni, soprattutto quella tra Pd ed M5s.

Nelle ultime tornate, a determinare il risultato è stato sempre il voto in alcune periferie - Ostia, Tor Bella Monaca, Tuscolano, Nomentano - dove i consensi si polarizzano facendo maturare distacchi elettorali significativi.

Il sindaco uscente Virginia Raggi cerca una riconferma dopo 5 anni complessi, soprattutto i primi due, forte di un ritrovato sostegno del M5s, puntando sul completamento dei progetti avviati e su tre obiettivi comprendenti i fondi Recovery (da ottenere), il Giubileo 2025 e la candidatura ad ospitare l'Expo del 2030. La Raggi presenterà delle liste civiche improntate ai temi della legalità e del lavoro.

Chiede di voltare pagina invece il centrosinistra, che per il 20 giugno ha organizzato le primarie, obiettivo non dichiarato sono almeno 50mila partecipanti alla consultazione. In corsa 7 candidati, il favorito ai gazebo è l'ex ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, che punta sul rilancio della città tramite i fondi Ue ed il ritorno alla programmazione di lungo periodo delle opere pubbliche.

Convinto di arrivare al ballottaggio, il deputato Pd ha impostato una campagna dai toni di critica puntuale ma sobria nei confronti della Raggi, consapevole che potrebbe poi aver necessità dei voti M5s al secondo turno. Intanto alle primarie se la dovrà vedere con Imma Battaglia, Giovanni Caudo, Tobia Zevi, Paolo Ciani, Stefano Fassina e Cristina Grancio. Battagliero e in opposizione all'intesa Pd-M5s, Carlo Calenda corre con un profilo civico, sostenuto anche dai renziani di Italia Viva.

L'ex ministro fa leva sul suo curriculum amministrativo e imprenditoriale, propone la fusione di Ama in Acea e la messa a bando del servizio di trasporto pubblico. La critica principale che gli muove il centrosinistra è che la sua corsa, in netta opposizione alla Raggi, potrebbe sottrarre consensi al candidato Pd favorendo l'approdo al secondo turno proprio del sindaco uscente.

Questo sempre che il centrodestra sia forte, come lo accreditano i sondaggi, di un posto sicuro al ballottaggio. Perche' a 5 mesi dalle urne la coalizione tra Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia non ha ancora un candidato. Sfumata l'ipotesi Guido Bertolaso, la coalizione lavora su un profilo civico.

Da giorni la scelta sembra essersi ristretta a Enrico Michetti, avvocato amministrativista e tribuno radiofonico, che piace ad Fdi, o a Simonetta Matone, magistrato, appoggiata dalla Lega. Si attende l'esito di un sondaggio per testare il 'peso' dei candidati, cosi' come di eventuali alternative politiche, tra cui il senatore azzurro Maurizio Gasparri. In corsa per il Campidoglio anche Andrea Bernaudo, per i Liberisti Italiani.