L'Oms cambiò la definizione di caso Covid sulla base di un documento retrodatato? 
ESCLUSIVA AGI

L'Oms cambiò la definizione di caso Covid sulla base di un documento retrodatato? 

Dall'analisi dei metadati, ottenuti dall'AGI attraverso una richiesta all'Organizzazione, si evince che le 'linee guida' del 21 gennaio con cui l'Oms e poi il Ministero della Salute esclusero dai casi sospetti chi non rientrava dalla Cina furono "create" due giorni dopo, il 23 gannaio  

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© Afp -  Organizzazione Mondiale della Sanità Oms Ginevra (Afp)

AGI -  La circolare con la quale il Ministero della Salute cambiò la definizione di caso ‘sospetto’ Covid, restringendola solo a chi era tornato dalla Cina, era basata sulle ‘linee guida’ dell’Oms datate 21 gennaio 2020 ma che risultano “create”, consultando i metadata del documento chiesti dall’AGI all’Organizzazione, due giorni dopo, il 23 gennaio 2020.

Per il perito informatico il documento è stato creato il 23 gennaio  

A queste indicazioni dell’Oms, acquisite anche nell’indagine della Procura di Bergamo, si riferisce in una mail dell’aprile 2020 il dirigente del Ministero Francesco Maraglino che spiegava: “Il 21 gennaio l’Oms ha rivisto la definizione di caso, cosa che noi abbiamo recepito nella circolare del 27 gennaio”. 

“Il documento in formato pdf è stato sicuramente creato il 23 gennaio ma non ci sono tracce del word da cui è stato generato. Potrebbe anche essere stato completato il 21, non lo possiamo sapere” è l’analisi del perito informatico Paolo Reale, che ha partecipato come consulente a importanti processi di cronaca nera ed è ora impegnato nella vicenda giudiziaria dell’ex magistrato Luca Palamara.

“Possiamo immaginare diversi scenari – aggiunge – per esempio anche che il word sia stato redatto precedentemente  ma che il pdf sia stato generato il 23 oppure che sia stato fatto tutto il 23”. Un’altra certezza, precisa l’esperto, “è che come tutti i file word può essere stato modificato”.

La legale delle vittime lo considera "un fatto gravissimo"

“Siamo di fronte a un fatto gravissimo su cui Ministero e Oms devono fare chiarezza. Perché sono state apportate delle modifiche e quali?” dice l’avvocato Consuelo Locati, rappresentante dei  familiari delle vittime, che inserisce questo dato in un contesto in cui intravvede “molte altre stranezze”. 

“Il numero progressivo delle ‘linee guida’ del 21 gennaio, cioè ‘numero 3’, è identico a quello delle ‘linee guida’ poi emesse dall’Oms il 31 gennaio, identiche anche nei contenuti a quelle precedenti. Che bisogno c’era di produrre ‘linee guida’ uguali a distanza di dieci giorni? Inoltre, le ‘linee guida’ dell’Oms del 21 gennaio riportate sul sito del Ministero recano il numero progressivo '1' e non '3' che è riportato invece sulle ‘linee guida’ dell’Oms. Come mai? Ci aspettiamo una spiegazione probante e inoppugnabile in coerenza dell’operazione ‘no censura’ così tanto manifestata nei giorni scorsi da parte delle istituzioni”. 

La nuova definizione di caso sospetto escluse le polmoniti anomale

Il cambiamento della nozione di caso ‘sospetto’ avvenne tra il 22 e il 27 gennaio.

La circolare del 22 non accolse le indicazioni emesse dall’Oms il giorno prima che invece finirono inglobate in quella del 27. Nella circolare ministeriale del 22 gennaio, si legge che vanno segnalati non solo i casi di chi ha “un’infezione respiratoria acuta (SARI) con febbre e tosse che ha richiesto ricovero in ospedale, senz’altra eziologia che spieghi pienamente la presentazione clinica”, “chi ha una storia di viaggi a Wuhan nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della sintomatologia”, chi svolge la professione di “operatore sanitario che ha lavorato in ambienti con pazienti con infezioni respiratorie acute gravi”, ma anche quelli di persone che “manifestano un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato, senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio, anche se è stata identificata un’altra eziologia che spiega pienamente la situazione clinica”. 

“Misteriosamente”, commenta Locati, nella circolare del 27 gennaio 2020 scompaiono questi ultimi casi e restano solo i primi.  L’ipotesi della legale è che il repentino cambiamento sia avvenuto non per le indicazioni dell’Oma ma perché “ci si rese conto” che nel nostro Paese “non ‘c’erano né tamponi né laboratori per analizzarli”.