Sul caso del rapporto Oms sull'epidemia in Italia è uno scaricabarile continuo
ESCLUSIVA AGI

Sul caso del rapporto Oms sull'epidemia in Italia è uno scaricabarile continuo

In una dichiarazione all'AGI, il numero due dell'Oms sostiene che  gli fu detto "esplicitamente di non informare il Ministero della Salute" della pubblicazione. A 'Non è l'Arena' il funzionario dell'Organizzazione, Francesco Zambon, ha affermato che Guerra gli chiese di "falsificare" la data del piano pandemico contenuto nel Rapporto sulla gestione della pandemia in Italia  

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© Afp - ¬†Organizzazione Mondiale della Sanita' Oms Ginevra (Afp)

AGI - Chi doveva informare il Ministro Roberto Speranza della pubblicazione del Rapporto sulla gestione del Covid in Italia?

Il numero due dell'Oms Ranieri Guerra sostiene in una dichiarazione resa all'AGI che gli autori del dossier, al centro anche degli accertamenti della Procura di Bergamo, gli dissero "esplicitamente di non informare il Ministero della Salute" della pubblicazione.

"Non ho mai avuto la facoltà di prendere iniziative sul Rapporto - afferma Guerra - in questo caso mi è stato esplicitamente detto di non informare il Ministro da parte degli autori del Rapporto".

Tra questi figura il funzionario di Venezia Francesco Zambon che, durante la trasmissione 'Non è l'Arena di ieri sera, ha affermato che Guerra "mi chiedeva di falsificare qualcosa in un periodo in cui lui era stato direttore della prevenzione al Ministero".

Il riferimento è alla data del piano pandemico, di cui si parlava nel Rapporto, che Guerra avrebbe chiesto a Zambon di postdatare per fare sembrare il piano aggiornato al 2016. 

Ma per Zambon toccava a lui informare Speranza 

"Io non ho nessuna autorità sulla pubblicazione. Mi dissero solo che ritenevano di non informare il Ministero, il che mi impediva ovviamente di farlo perché io non avevo e non ho autonomia decisionale" riferisce Guerra all'AGI a proposito del Rapporto 'An unprecedented challenge; Italy's first response to Covid-19', pubblicato il 13 maggio 2020 e sparito dal sito nel giro di 24 ore.

"Non ho mai obbiettato alla pubblicazione della seconda versione del Rapporto di Venezia: tutte le comunicazioni e le discussioni che si sono tenute si riferiscono a una prima versione, mai pubblicata e successivamente corretta da parte degli autori, che non hanno mai ricevuto peraltro l'autorizzazione alla pubblicazione da parte degli organi interni dell'organizzazione. La pubblicazione - insiste Guerra - è stata decisa in maniera autonoma da parte degli autori e su di essa io non ho influito in alcun modo, ricevendone comunicazione a evento concluso".

"Toccava a Ranieri Guerra e non a me riferire a Speranza”, dice invece Zambon in una recente intervista all'AGI. "Guerra mente quando dichiara ai media che spettava a me farlo - prosegue -. Io non sono autorizzato ad avere rapporti col ministro. Quello che è certo è che l'Oms deve informare gli Stati membri su quello che fa un Paese. È una forma di cortesia, non una regola scritta, ma ovviamente tu che operi nel Paese devi informare il ministro che esce un rapporto. Non so se poi Speranza sia stato avvertito". 

Guerra, contro di me strategia di depistaggio  

Guerra, spiega all'AGI che "già dal 14 marzo 2020 avevo comunicato ai colleghi dell'Ufficio di Venezia che non potevano ignorare l'esistenza di un piano nazionale di risposta all'epidemia Covid_19, di cui davo descrizione sommaria. Il piano - dice - inizialmente tenuto confidenziale venne poi pubblicato anche dalla trasmissione Report e reso disponibile al pubblico sul sito della Rai. Insistere come fatto nel Rapporto su un piano di preparazione influenzale che non si è mai verificata in presenza di un piano nazionale Covid mi sembra inutile e risponde a una strategia di depistaggio continuo che non comprendo ancora".

Parole che arrivano dopo che nel corso di 'Non è l'Arena' di ieri sera Zambon ha parlato di "mail con tono intimidatorio" ricevuta da Guerra. "Pensai che fosse in buona fede - ha affermato il funzionario dell'Oms di Venezia, sentito come teste dai magistrati di Bergamo - e chiesi una verifica su tutti i piani pandemici dal 2006 a oggi. Poi mi accorsi che non si trattava di buona fede, si trattava di un copia e incolla. Guerra stava cercando di coprire o mi chiedeva di falsificare qualcosa in un periodo in cui lui era stato direttore per la prevenzione, quando io vedevo un conflitto d'interesse rispetto al ruolo che occupa oggi".

"Sono francamente stupefatto dai contenuti e dai toni utilizzati per continuare in un'operazione di diffamazione che mi domando veramente che radici e che motivazioni possa avere" prosegue Guerra il quale aggiunge che "una volta deciso, da parte del direttore regionale Hans Kluge, di ritirare il Rapporto per errori e inaccuratezze e per la mancata informazione, ho trasferito allo stesso Kluge la proposta dell'ISS e del Ministero di collaborare all'aggiornamento dei dati e degli elementi fattuali (non certo all'alterazione del testo) con gli estensori del Rapporto, così da poterlo ripubblicare entro un paio di giorni. Ma a questa proposta non è stato dato seguito per motivi che non mi sono noti, decisi comunque negli uffici di Copenaghen e Venezia. Non ho mai falsificato alcunché".

In relazione all'accusa di avere agito sulla base di conflitti d'interesse, in quanto era tra i preposti a redigere i piani pandemici quando lavorava al Ministero, Guerra afferma che "io mi sono attenuto al rispetto rigoroso di procedure e di reportistica sistemica al Direttore Generale e al Direttore Regionale e questo tipo di possibilità viene monitorata continuamente dagli uffici interni dell'organizzazione. Ho dato la mia disponibilità e offerto la mia competenza senza alcuna riserva in un momento di gravissima crisi nel mio Paese, ma sempre come esponente di un'organizzazione internazionale e dei doveri che ciò implica, a cui mi sono attenuto e mi attengo".