Le lavoratrici Whirlpool di Napoli protestano con una panchina rossa

Le lavoratrici Whirlpool di Napoli protestano con una panchina rossa

Dal primo novembre senza un luogo di lavoro e un futuro:  "Noi vittime della (pre)potenza di una multinazionale"

whirlpool protesta donne napoli

 La panchina rossa di Whirlpool

AGI  – Una panchina rossa, come ce ne sono tante ormai in tutte le città; ma a Napoli su questa panchina è stata lasciata una maglietta bianca con la scritta 'Napoli non molla' che le cronache di questi mesi hanno fatto conoscere in tutta Italia.

La panchina con la maglietta bianca

Tutti i profili social dei lavoratori Whirlpool avranno come immagine di profilo quella panchina rossa. “Ogni forma di violenza è un crimine contro noi stessi. Quello contro le donne è una ferita che segna ogni uomo che se ne fa artefice. Alcuni come me hanno segnato il viso non con un semplice rossetto ma con una X sanguinante, la X rossa che la multinazionale ha messo su di noi e su tutte le donne della Whirlpool”, sottolinea Vincenzo Accurso, rsu dello stabilimento di via Argine che dal primo novembre scorso è ufficialmente chiuso. 

La X rossa sul volto

“Oggi attraverso la violenza anche su queste lavoratrici, ricordiamo la violenza che esercita la multinazionale – aggiunge - le violenze non sono solo fisiche e le violenze fatte sulle mamme e mogli lavoratrici del sito di Napoli appartengono a ognuno di noi che insieme continuiamo a lottare”. Ancora una protesta, questa volta virtuale, dopo le occupazioni di svincoli autostradali e di banchine di stazione e lo sciopero generale del 5 novembre scorso, per tenere alta l’attenzione sulla vertenza di 400 persone, ancora con un destino incerto.

Le donne annientate

"Quando si parla di violenza sulle donne, si pensa subito alla violenza fisica – scrive Italia Orofino, una dipendente Whirlpool -  a quei segni indelebili sul corpo, a quelli che ti annientano dentro, che ti portano a pensare che sei una nullità, che non vali niente, che lui forse ha ragione, ed è solo e soltanto colpa tua. A quei momenti di rabbia, a momenti in cui vorresti gridare aiuto al mondo, ma la paura è piu forte e allora taci e continui a tacere, sperando solo che tutto finisca presto”.

“Eppure esistono altre violenze, diverse ma ugualmente da condannare - sottolinea la donna - quelle che nessuno racconta mai, quelle che si ignorano perché non le comprendi. La violenza dei potenti, quella dei più forti. Non ti toccano, non ti sfiorano nemmeno, non c'è uno schiaffo e nemmeno un graffio, ma pian piano ti annientano, ti svuotano dentro, ti tolgono l'anima, la libertà, la dignità, la felicità, la possibilità di reagire e di combattere. No, non possiamo tacere per sempre, non si può sempre far finta di niente. Io grido, grido al mondo intero, soffrendo contro il silenzio dei potenti”.