Il sindacato degli universitari: "Animiamo le città, ma servono case per tutti"

Il sindacato degli universitari: "Animiamo le città, ma servono case per tutti"

In Italia solo il 3% degli iscritti può accedere alle residenze universitarie. Tra i percettori di borse di studio, che sono appena il 12% del totale, solo il 9% hanno una sistemazione garantita

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©  Francesco Fotia / AGF
- La Sapienza di Roma 

AGI - "Bisogna incentivare la politica abitativa soprattutto con le residenze universitarie o comunque con abitazioni a prezzi calmierati". L'appello è di Enrico Gullini, coordinatore nazionale del sindacato degli studenti, Udu, che ne parla con l'AGI. Rispetto ad altri Paesi europei, dove iscriversi all'università e andare in 'collegio' o 'studentato' è automatico, in Italia "solo il 3% degli iscritti può accedere alle residenze". Tra i "percettori di borse di studio, che sono appena il 12% del totale degli studenti, coloro che accedono alle residenze non arrivano al 9%".

Un'intervento, dunque, è necessario, non solo dal punto di vista delle costruzioni nuove, ma anche "incentivando contratti a canone calmierato. Ma per fare questo servono investimenti a livello governativo", afferma Gullini.

Fuori, nel mercato libero, "gli affitti sono al di là di ogni controllo: nonostante ci siano molte case sfitte, i proprietari non abbassano i prezzi. Bisognerebbe che il Governo mettesse mano a una seria politica abitativa, facendo accordi con le istituzioni locali". 

Far tornare gli universitari nelle loro sedi è un tema non solo per gli atenei stessi, ma anche a livello sociale: "La nostra presenza crea socialità nei centri abitati. Bisognerebbe quindi fare una riflessione sull'importanza degli studenti nelle città italiane. Spesso vengono percepiti come un peso o un fastidio, e non come una risorsa per le città che abitano".

L'apprendimento a distanza è più povero

C'è un problema che si ripercuoterà sulla formazione di un'intera generazione: "La qualità dell'apprendimento con la didattica a distanza è più povero. Mi sento di dire che anche i rapporti umani che si sviluppano all'interno dell'università vengono così depauperati. Due ore di lezione in condizioni normali si riducono a 45 minuti senza alcun tipo di interazione", spiega ancora Gullini, a sua volta iscritto in Economia a Parma.

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© Francesco Fotia / AGF 
Studenti in aula a Roma 

Un percorso universitario senza contatti con colleghi e senza gruppi di lavoro perde, insomma, gran parte della sua bellezza. Per questo la richiesta del sindacato studentesco è una sola: "Tornare in presenza: la 'Dad' non un è modello perseguibile in condizioni normali. Può andare bene per alcune tipologie di studenti, come i lavoratori e i fuori corso. Alcuni aspetti positivi possono essere messi a sistema, ma la strada maestra rimane il ritorno ad atenei vivi e animati da studenti e docenti".

In aula appena il 35% degli studenti

"Dell'università non si parla mai - lamenta ancora Gullini - ma è un mondo che comprende 1 milione e 800 mila studenti di cui 1 milione resteranno ancora a casa con la didattica a distanza, ed è grave. Di fatto a livello nazionale solo il 35-40% rientrerà in presenza". 

La prospettiva tracciata dunque è molto diversa dagli auspici lanciati dal Ministero: "Tutti gli atenei stanno cercando di riprendere in didattica mista, alcuni hanno privilegiato le matricole, mentre altri faranno andare in università solo alcuni corsi. Quelli più numerosi di fatto si svolgeranno a distanza: Economia, Giurisprudenza".

Città universitarie vuote

Alcuni esempi: "A Pisa, dove la popolazione complessiva è di 60 mila studenti, rientreranno solo in 15 mila. A Modena su un totale di 25 mila tutto il primo semestre sarà a distanza con eccezione di alcuni laboratori".

La prima università d'Italia, Roma La Sapienza ha annunciato - dice Gullini - "la didattica mista dando priorità alle matricole. Per ora si sa che gli esami verranno svolti in presenza, ma a meno di un mese dall'inizio delle lezioni sui corsi si sa poco".

C'è molta confusione, insomma. "Gli atenei si trovano in difficoltà perché hanno strutture non adatte a far riprendere tutti in presenza con il rispetto delle norme sanitarie" e la situazione "è molto meno rosea di come la descrivono nei palazzi".

Serviva coordinamento

Ma è su un punto che si concentra la critica del sindacato universitario: "Ci avevano garantito che si sarebbero aperte interlocuzioni tra Ministero - il Miur guidato da Gaetano Manfredi - e istituzioni locali, per fare una mappatura degli edifici comunali e del patrimonio pubblico immobiliare da mettere a disposizione per far tornare gli studenti quanto più in presenza. Alla fine però si è perseguita la linea dell'autonomia. Ormai si piange sul latte versato". 

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© AGF 
Il ministro dell'Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi 

Per le università private la situazione - a detta del sindacalista - è ancora più parcellizzata: "Alcune come la Iulm di Milano hanno annunciato la didattica a distanza per tutto il primo semestre".