Discoteche chiuse. I giovani: “colpa nostra”

Discoteche chiuse. I giovani: “colpa nostra”

Il 57% dell’audience social non colpevolizza il Governo per la decisione assunta, e non lo accusa di aver imposto un provvedimento liberticida

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© Alessandro Serranò / AGF 
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AGI - Secondo i dati comunicati dal Ministero della Salute sono in forte crescita le nuove positività da coronavirus in Italia, e con esse i ricoveri ospedalieri e il ricorso alle terapie intensive. Tra le misure di contenimento urgenti stabilite dal Governo c’è anche la chiusura delle discoteche, confermata dalla decisione del TAR chiamato a esprimersi dopo il ricorso effettuato dai gestori dei locali da ballo.

Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha infatti respinto il ricorso del sindacato Silb-Fipe-Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo. Sulla decisione di chiudere alcuni dei principali luoghi di aggregazione e divertimento, sui social si registrano grossi volumi di conversazioni: i giovani compresi tra i 18 e i 25 anni sui quali abbiamo ristretto il focus dell’analisi sono in larga parte favorevoli al provvedimento stabilito dal Governo.

Analizzando le conversazioni associate all’hashtag #discotechechiuse vediamo che il 27% degli utenti attribuisce proprio ai giovani la responsabilità di comportamenti poco prudenti, che hanno reso necessaria la chiusura. Una sorta di autocritica unitamente all’assunzione di responsabilità, considerando che tra gli utenti più attivi sui social, autori di numerosi post, vi sono moltissimi ragazzi di età compresa entro i 25 anni.
 
Se al 27% degli utenti sommiamo il 24% che attribuisce le ragioni della chiusura allo scarso rispetto delle regole, e il 6% che ritieni i proprietari dei locali i principali responsabili, vediamo che il 57% dell’audience social non colpevolizza il Governo per la decisione assunta, e non lo accusa di aver imposto un provvedimento liberticida.

Semmai l’analisi mostra la consapevolezza sull’importanza dei comportamenti individuali durante una fase critica come quella che stiamo attraversando. Tuttavia per una minoranza (3%) dell’audience la colpa è dei migranti, in questo caso colpevoli dell’innalzamento del numero dei contagi dovuto agli sbarchi, alimentando così la polemica tra diverse forze politiche sull’opportunità di chiudere i porti, che per alcuni sarebbe uno dei principali fattori di contagio nel nostro paese.

L’analisi del sentiment conferma che il così detto “mondo giovanile” è molto più articolato e sfumato di come spesso lo si rappresenti. Il segmento di giovani oggetto di analisi, infatti, non è necessariamente e automaticamente sfavorevole al divieto (temporaneo) di frequentare i locali da ballo.

Passando in rassegna le conversazioni social di un’utenza compresa tra i 18 e 25 anni, attribuendo colore verde (sentiment delle conversazioni favorevole alla chiusura), giallo (sentiment neutrale) e rosso (sentiment negativo, contrario alla chiusura), risulta evidente che la prevalenza degli utenti intervenuti non è ostile al divieto. Anzi, si dimostra favorevole.

Tra le associazioni di parole più utilizzate troviamo “Chiudete le discoteche” e “Finalmente discoteche chiuse”. Invece il volume complessivo delle conversazioni favorevoli alle “discoteche aperte” è decisamente ridotto. Tweet Alessandro Gassman

Tweet Luca Bizzarri

Tweet Benedetta Frucci

Parlando di discoteche il focus dei detrattori si è allargato al fisco e alle presunte dichiarazioni dei redditi dei gestori, confrontate con le penalizzazioni economiche derivanti dalla chiusura. In tal caso sentiment nettamente negativo all’83% suddiviso principalmente tra rabbia e disappunto. I locali - secondo l’opinione di molti utenti, pubblicate sui social - non verserebbero al fisco quanto dovuto, lamentando mancati incassi sui quali, poi, non pagherebbero le tasse. Sono proprio le parole “miliardi” “nero” e “tasse” le parole utilizzate con maggiore frequenza, in un contesto prevalentemente contrario e diffidente ai gestori dei locali.