Arrestato radicalizzatore italiano del Daesh

Arrestato radicalizzatore italiano del Daesh

Il 38enne, spiegano gli inquirenti, "ha aderito pienamente all'ideologia estremista di matrice salafita, impegnandosi nel diffondere il credo dell'autoproclamato Stato Islamico". Il covid "è una cosa di Allah, è positivo"

Terrorismo Ros arrestato radicalizzatore italiano Daesh

© EVREN ATALAY / ANADOLU AGENCY -

AGI - È stato "fermato in tempo", prima che con il suo "ossessivo" parlare, anche sui social, di argomenti inneggianti alla jihad facesse "breccia nelle menti di giovani più o meno emarginati". Per questo è stato arrestato Nicola Ferrara, 38 anni, originario di Canosa di Puglia (Bari) ma a Milano da almeno 9 anni, e secondo gli investigatori del Ros ormai arrivato a un "punto estremo di radicalizzazione" islamica. 

Il suo obiettivo era quello di instillare le sue teorie anche nelle menti di due minorenni, che frequentava nel centro islamico milanese Al Nur di via Carissimi, nel capoluogo lombardo. A loro diceva: "Andare in moschea vale 27 volte la preghiera individuale, e più è lontana più è grande la ricompensa". 

Ma non è solo questo che ha preoccupato inquirenti e investigatori del pool antiterrorismo milanese. Piuttosto il suo usare anche piattaforme musicali come "Soundcloud" per ascoltare e diffondere i 'nasheed', le canzoni che elogiano il martirio: in una playlist che aveva chiamato "Osama Bin Laden" il brano preferito recitava: "Avanza fratello verso la morte, vieni, indossa la carica esplosiva perchè questa è la morte migliore". 

Le accuse per lui sono di apologia e istigazione nell'adesione all'associazione con finalità di terrorismo internazionale denominata Stato Islamico, con l'aggravante dell'utilizzo di strumenti informatici e telematici. Una lunga indagine quella del reparto operativo speciale milanese - guidato da Andrea Leo e coordinato dai pm Leonardo Lesti e Piero Basilone e dall'aggiunto Alberto Nobili - che ha portato all'arresto ma anche a ricostruire una fitta rete di contatti soprattutto sul web tra Nicola-Issa - questo il nome islamico da lui scelto dopo la conversione - Ferrara e una serie di soggetti già arrestati in precedenti indagini antiterrorismo, come quelle di Torino e Foggia. 

Di lungo corso, ad esempio, la corrispondenza epistolare con Ghassen Hammami, detenuto nel carcere di Rossano Calabro (Cosenza) dopo un'indagine della polizia postale di Perugia e per la cui sussistenza in carcere aveva anche inviato 400 euro. Solo sui social Ferrara aveva 2mila amici e nel mondo dei "convertiti italiani era diventato un punto di riferimento", hanno rilevato gli investigatori. 

Il gip Guido Salvini nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, scrive che il 38enne "non è un semplice convertito, ma una persona che da qualche anno ha deciso di dedicare la sua vita alla religione islamica con una visuale radicale, in particolare condividendo gli ideali dell'Isis ed apprezzando le doti dei principali esponenti di tali organizzazioni e di quelle che, come Al Qaeda, l'hanno preceduta storicamente". 

"A me Bin Laden piace", diceva al telefono con interlocutore, ma nel suo pantheon c'erano anche il califfo di Daesh Abu Bakr Al Baghdadi e lo sceicco Abou Muhammad Al Adnani. Il processo di radicalizzazione - già attivo nel 2015, quando ancora l'Isis era rampante - si è approfondito tra il 2018 e il 2019, dopo 9 mesi passati tra Qatar ed Emirati Arabi Uniti "per ragioni che sono rimaste in parte sconosciute", e forse legate all'esigenza di trovare una moglie, con cui avrebbe dovuto riunirsi nei prossimi mesi. 

Tornato in Italia, soprattutto di recente, Ferrara aveva deciso di applicare la taqiyya, ovvero la dissimulazione, cambiando frequentemente d'abito: mentre lavorava in una ditta di produzione di plexiglass vestiva all'occidentale, ma nei luoghi di culto e quando incontrava i ragazzi da trascinare nelle sue teorie estreme indossava la veste islamica (corredata dalla barba alla maniera tradizionale) e confessava: "Ostentare un largo sorriso di fronte a certe persone, mentre il nostro cuore li maledice". 

Il Covid era un segno della volontà di Allah contro i miscredenti, secondo l'arrestato, che in un'intercettazione del 27 marzo, in piena pandemia, affermava: "è una cosa di Allah, una cosa positiva, perchè la gente sta impazzendo" e per i non musulmani "tutto l'haram (parola che in arabo significa 'cio' che è vietato', ndr) adesso è difficile farlo", cioè sono stati "tolti loro i vizi quali fumare, bere e andare in giro".

Nel passato del 38enne anche un anno di missione di peacekeeping con le forze militari italiane in Albania. A breve avrebbe voluto intraprendere un nuovo viaggio, in Afghanistan, terra dei "Pashtun che sono molto forti a combattere". Questa volta non in missione di pace.