Perché a Bergamo si indaga sulle zone rosse senza un capo della Procura?

Perché a Bergamo si indaga sulle zone rosse senza un capo della Procura?

Da più di un anno la città più colpita dal coronavirus è senza una guida. Eppure a maggio il Csm ne ha nominato uno che però, per varie ragioni, si insedierà solo a metà agosto

Coronavirus Bergamo Antonio Chiappani zone rosse Alzano Nembro

© Nicola Marfisi / Agf - Controlli di esercito e forze dell'ordine ai varchi, nel basso lodigiano, per il controllo delle aree all'interno della zona rossa dell'epidemia di coronavirus 

AGI - La Procura di Bergamo, dove si prendono decisioni sulle possibili responsabilità anche del governo nella più grave emergenza sanitaria dal dopoguerra, è senza una guida dall’aprile del 2019. In realtà una sulla carta ce l’avrebbe ma in questo momento presiede ancora la Procura di Lecco.

E’ Antonio Chiappani, 67 anni, che è stato indicato come futuro procuratore della città più colpita dal coronavirus dalla quinta Commissione il 5 dicembre 2019 e votato all’unanimità dal plenum del Csm il 15 maggio di quest’anno.

Perché allora la Procura è retta da Maria Cristina Rota che si trova sulle spalle il peso di inchieste delicatissime senza la ‘forza’ del ruolo, che l’hanno portata a sentire il presidente del consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi? Forse non basta a dare una spiegazione la sola burocrazia. 

I tempi perché la nomina diventi effettiva sono scanditi da passaggi complessi. Occorre un decreto presidenziale che, in questo caso, è stato firmato il 28 maggio di quest’anno e poi serve un visto della Corte dei Conti, da cui devono decorrere 45 giorni per l’insediamento. A quanto apprende l’AGI dunque, se non dovessero presentarsi degli intoppi, Chiappani si insedierà il 15 agosto. Più di un mese dopo, comunque, di Claudio Gittardi, il nuovo procuratore di Monza votato dal suo stesso plenum del Csm, che si è insediato  il primo luglio. Ma c’è dell’altro. 

 Per Chiappani sarebbe potuta scattare la  procedura di cosiddetto ‘anticipato possesso’ per ottenere un iter più agile, che viene messa in moto dalla Procura Generale e richiede poi l’ok del Ministero della Giustizia. Una prospettiva comunque che lo avrebbe messo in difficoltà  Chiappani,  vista la situazione descritta dagli addetti ai lavori “di estrema difficoltà” della Procura di Lecco. Con la scomparsa del pm Laura Siani, che si è tolta la vita all’inizio di giugno, sono solo 3 i pubblici ministeri che lo affiancano in un contesto in cui si devono trattare 10mila fascicoli all’anno e nell’ultimo anno si sono contate 550 udienze.

Una ‘piazza’ difficile dove negli ultimi anni pochi vogliono andare perché il lavoro è tanto a fronte di un organico residuo. Nel frattempo, in attesa della nomina di un nuovo capo, si sarebbe potuto ‘applicare’ temporaneamente qualcuno alla guida della Procura sul lago lasciando così a Chiappani la possibilità di andare a Bergamo, ma non è stato fatto. 

L’ultimo procuratore orobico, molto stimato anche dagli avvocati locali, è stato Walter  Mapelli, deceduto a 61 anni dopo una malattia. Il coronavirus ha imperversato a Bergamo e provincia, e i magistrati ora si trovano una mole enorme di denunce da parte di  parenti delle vittime che vogliono sapere se ci siano delle responsabilità sui decessi dei loro cari. In questo contesto, il pm Rota si è recata a Palazzo Chigi, evento rarissimo nella storia della Repubblica per un magistrato, e ha audito il 12 giugno Conte e i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese. Quel giorno, Rota ha anche smentito, come era parso da una sua dichiarazione precedente ai microfoni della Rai, di avere attribuito le responsabilità della mancata ‘zona rossa’ al governo. Parole che avevano scatenato le reazioni politiche, pronunciate da un magistrato senza un ‘capo’ alle spalle in attesa dell’arrivo di Chiappani, che ha vissuto in famiglia il dramma del Covid con la malattia della moglie, ricoverata e guarita dopo due settimane in ospedale.