Il Gheppio della cattedrale di Palermo, e la lezione di Federico II 

Il Gheppio della cattedrale di Palermo, e la lezione di Federico II 

Un Falco Tinnunculus ha scelto di fare il nido sullo splendore normanno, riportando alla memoria l'imperatore e la sua lezione sul rapporto tra natura, uomo e esercizio del potere. 

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"In vero egli era un certo sparverugio, che somigliava un gheppio, tanto è poco...". Lorenzo de' Medici, nella sua "Uccellagione di starne" non fu tenero con lui. Eppure, chi lo ha visto in cima alla Cattedrale normanna di Palermo, ha colto il messaggio di fiero auspicio, e nutrito di rapporto con gli uomini, portato dal Falco Tinnunculus che ha scelto di fare il nido tra i merletti della storia più antica di Palermo.  

Non poteva scegliere residenza più prestigiosa la meravigliosa "mamma" di Gheppio, per far nascere i propri pulcini. E' stato avvistato, fotografato e filmato il 4 maggio scorso, il giorno in cui si è aperta la Fase 2, quella che riapre alla vita interrotta dall'epidemia di coronavirus. "Un esempio - spiega il Wwf - di come la natura, se lasciata tranquilla, sa restituirci queste straordinarie sensazioni".

Ad accorgersi del gheppio è stato un socio dell'associazione ambientalista, che, passando dalla straordinaria mole della Cattedrale palermitana, chiusa per l'emergenza sanitaria in corso, ha udito il tipico verso, quello di un uccello straordinario, l'unico, insieme al Grillaio e alla più grande e maestosa Poiana, ad adottare una particolare tecnica di volo chiamata 'a Spirito Santo', ovvero riesce a stare fermo in aria e puntare la sua preda che, una volta avvistata, ha poche speranze di sfuggirle. 

Lo hanno chiamato "Costanza", in omaggio all'ultima regina di casa d'Altavilla, imperatrice e madre di Federico II, Stupor Mundi, colui che scrisse "De arte venandi cum avibus", trattato sulla falconeria e al tempo stesso una delle opere scientifiche più importanti del Medioevo e atto di amore verso la natura.

"Leggere la prosa di Federico provoca un intenso diletto in tutti quelli che amano gli animali e anche in chi, come me, si schiera per l'abolizione della caccia", scrive Paolo Isotta, critico musicale (e non solo) a proposito del trattato, e di chi ne ha curato una importante edizione per Laterza, la storica Anna Lura Trombetti Budriesi.

E quest'ultima in una voce Treccani fa comprendere come, trattando della falconeria, Federico II ci spiegasse anche la giusta relazione tra la natura, l'uomo e l'esercizio del potere: "Tutti - falchi, cani, falconieri ‒ sono diretti da un grande regista, l'imperatore Federico II che conosce fin nelle pieghe più nascoste i segreti dell'ars venandi, così come conosce l'arte di governare gli stati e i popoli che gli sono stati affidati da Dio". Ovvero, una lezione per i tempi che verranno.