Per Rezza sui contagi tra famiglie e Rsa "non sappiamo abbastanza” 

Per Rezza sui contagi tra famiglie e Rsa "non sappiamo abbastanza” 

L’epidemiologo sui nuovi episodi dopo il lockdown: “Non tutti sono così recenti, abbiamo chiesto dati più precisi alle Regioni”

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© AGF - Il direttore delle malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza

Come avvengono i contagi più recenti, a più di un mese dal lockdown dell ’11 marzo? E in quali luoghi, in casa, al supermercato, nelle imprese che lavorano, nelle Rsa? “È un dato difficile da ottenere, abbiamo chiesto alle Regioni informazioni più precise”, risponde il professor Rezza in un’intervista a Il Fatto Quotidiano.

Poi il professore spiega che “è anche una nostra curiosità scientifica e di sanità pubblica quella di avere maggiori dettagli sulle persone che si sono contagiate dopo il lockdown”, tuttavia “pensiamo che in gran parte siano contatti domiciliari o condominiali, perché anche nei condomini c'è un certo scambio di contatti personali”.

Il medico, che guida il Dipatimento di Malattie Infettive Esperto di Hiv e infezioni emergenti e che ha lavorato per Oms e Ue, sostiene anche che “molti casi sono dovuti alle Residenze sanitarie assistenziali. Poi ci sono gli operatori sanitari. Queste modalità di trasmissione, diciamo di comunità chiusa, hanno continuato ad andare avanti, anche quando è diminuita la trasmissione di comunità aperta grazie al distanziamento sociale”.

Tuttavia, afferma Rezza, ora “i contagi degli operatori sanitari cominciano a diminuire”, però “le Rsa hanno dato molti problemi. Molte delle zone rosse sono state create proprio a causa dei focolai all’interno di queste strutture” ma i dati che si vedono nel bollettino delle 18, afferma il professore, “non sono nuovi contagi, sono nuovi casi notificati” perché “la notifica avviene a 15 o anche 20 giorni dal contagio”. Ovvero, “vediamo qualcosa che è accaduto due/tre settimane fa”, pertanto “a una distanza dal lockdown che non è siderale come può sembrare”.