Le due navi delle Ong scelgono Lampedusa. Salvini: "Ridiscuteremo il trattato di Dublino"

Alex e Alan Kurdi sono ormai nelle vicinanze dell'isola e chiedono ufficialmente di poter attraccare in Italia. Ma per Salvini i porti restano chiusi

navi ong sbarchi lampedusa
Fabian Heinz / sea-eye.org / AFP 
Ong Sea Eye 

Dopo il caso Sea Watch e lo scontro tra Rackete e Salvini, il Viminale si trova ad affrontare le richieste ufficiali delle altre due navi delle Ong, Alex e Alan Kurdi, che vorrebbero far sbarcare i migranti recuperati nei giorni scorsi a Lampedusa. 

Una richiesta che ha trovato il netto rifiuto di Matteo Salvini, pronto a fare muro, spingendolo, in visita al villaggio Coldiretti, ad ipotizzare cambiamenti radicali per il futuro: "Non mi sembra che la maggioranza dei Paesi europei sia intenzionato a farlo, quindi ci stiamo attrezzando per ridiscutere sostanzialmente da soli il trattato di Dublino. Stiamo ragionando per superare delle regole che non funzionano".

Le ultime su Alex

"In queste condizioni, nel pieno rispetto del diritto internazionale, delle Convenzioni marittime e delle linee guida dell'Imo, abbiamo appena reiterato la richiesta di assegnazione del porto sicuro piùvicino di Lampedusa come Place of Safety".  Mediterranea saving humans, il cui veliero Alex con a bordo 41 migranti si trova vicino a Lampedusa, appena fuori dalle acque territoriali, sembra aver scelto definitivamente la sua destinazione.

Dopo una notte di scambi con i Centri di coordinamento dei soccorsi di Malta e Italia, "è del tutto evidente che partire per il porto de La Valletta nelle attuali condizioni significherebbe mettere a rischio la sicurezza e l'incolumità delle persone a bordo della Alex". E accusa: "Abbiamo addirittura scoperto che, secondo ITMrcc di Roma, in prossimità dell'arrivo nelle acque territoriali maltesi, Alex dovrebbe caricare di nuovo a bordo, in spregio a qualsiasi norma sulla sicurezza della navigazione, tutte e 41 le persone ed entrare cosi' nel porto di La Valletta".

Il Viminale, per far fronte al peggioramento delle condizioni sulla nave della Ong italiana, ha fatto sapere di aver offerto 34 casse di acqua (confezioni da sei bottiglie da due litri l'una), 54 pasti (primo, secondo, merenda e succo di frutta), quasi 200 coperte termiche, 4 flaconi di materiale disinfettante. "Questo è quanto consegnato alla barca di Mediterranea ieri, da parte delle autorità italiane. Ieri sera erano pronte altre 34 casse di acqua che però sono state rifiutate. In più sono stati evacuati 13 immigrati: sei donne (di cui quattro incinta) con due mariti, 4 minori sotto l'anno di età, un minore di circa 12 anni.

L'Italia ha confermato ad Alex la disponibilità scortarla a La Valletta, con trasbordo di immigrati su altre navi più sicure, a patto che entri nel porto e si sottoponga ai doverosi controlli di un Paese dell'Unione europea. Ipotesi rifiutata dalla ong: "Roma e Malta sono allibite per quella che appare come una richiesta di impunità preventiva e che tiene bloccate delle persone in mezzo al Mediterraneo".

Accuse a cui Mediterranea Saving Humans ha risposto formalizzando la richiesta di approdo a Lampedusa, già respinto, e sottolineando, secondo la Ong "l'insensatezza di farci arrivare a più di 90 miglia da qui quando siamo a 12 miglia dal porto sicuro di Lampedusa che per diritto è quello che ci spetterebbe poiché era il più vicino al luogo del soccorso che abbiamo effettuato. Si aggiunge questa sequela di atti vessatori incomprensibili che appaiono finalizzati solo alla volontà politica di attuare una vendetta su di noi". 

La Ong Mediterranea sui fatti della notte

Così Alex ricostruisce la sua versione dei fatti. Verso l'1.30 del mattino il centro di coordinamento di Malta, "che fino a pochissimo tempo prima ci aveva confermato che il trasferimento delle persone soccorse sarebbe stato effettuato in acque internazionali ci scrive invece che 'Mrcc Malta non avrà alcuna responsabilità per nessuna decisione presa sulla rotta verso Malta'".

Un'ora dopo scrive ancora dicendo più esplicitamente "che non sono in grado di dirci se il trasferimento sarà condotto in acque territoriali o fuori da esse poiché tale decisione non è di loro competenza. Ci ricorda inoltre che la nostra imbarcazione e' territorio italiano e che quindi tutte le persone a bordo sono de facto su territorio italiano, e che nessun migrante sarà imbarcato con la forza, perché questo trasferimento non è in potere alle autorità maltesi".

Subito dopo, il centro di coordinamento italiano invia una comunicazione di cui riferisce sempre Mediterranea: "Si conferma che l'unità effettuerà la navigazione verso il Place of Safety di Malta con il numero di persone per cui è omologata. L'autorizzazione allo sbarco è concessa esclusivamente per imbarcazione Alex & Co ma non per unità Guardia di finanza e Guardia Costiera che, al termine della navigazione verso Malta, dovranno riconsegnare i migranti alla Ong per la successiva consegna alle unità maltesi per specifica indicazione delle Autorità maltesi legata a legislazione nazionale". Insomma, si sta chiedendo di arrivare a Malta con due motovedette che solo inizialmente caricheranno le persone che a bordo di Alex e poi, al confine con le acque maltesi, effettueranno un nuovo trasbordo dei naufraghi per ridarli al natante di Mediterranea, "mettendo di nuovo a rischio la sicurezza della nostra imbarcazione: il tutto, per farci entrare a Malta da soli".

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FABIAN HEINZ / SEA-EYE.ORG / AFP
Migranti trasportati sulla nave Alan Kurdi

Le ultime sull'Alan Kurdi

Anche la barca della Sea Eye naviga in acque internazionali vicino a Lampedusa. "La Guardia di Finanza - scrive sul suo profilo Twitter la Ong - è arrivata di persona per consegnarci il decreto di Salvini: il porto è chiuso. In Germania tuttavia, più di 70 città sono disposte a accogliere le persone salvate. Abbiamo urgente bisogno di un porto sicuro". La stessa Sea Eye aveva ribadito di non essere intimida dalle parole del Ministro dell'interno.

Il vicepremier ha confermato la linea del governo: "Alan Kurdi è una nave tedesca, possono andare in Germania. Abbiamo notificato il divieto di ingresso nelle acque territoriali - ha aggiunto - se disubbidirà ci saranno tutte le conseguenze del caso. Chi infrange le leggi in Italia risponde delle sue scelte".



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