Nessuno (o quasi) è d'accordo con quello che Michele Serra ha scritto sui bulli

Un commento su Repubblica scatena la reazione sui social e sulla stampa. Ma forse la chiave di lettura è un'altra  

Nessuno (o quasi) è d'accordo con quello che Michele Serra ha scritto sui bulli
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 Un frame di uno dei video di atti di bullismo sugli insegnanti a scuola

L'Amaca - la rubrica che tiene su Repubblica - che  Michele Serra ha dedicato all'episodio di bullismo da parte di uno studente su un professore di Lucca e agli altri emersi in questi giorni ha sollevato un vespaio di reazioni che ha coinvolto firme sulla carta stampata e lettori sui social. A scatenare la polemica - e forse l'intento era proprio questo - è una frase: 

Il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza.

In pochissimi si dicono d'accordo con l'editorialista e autore del best seller 'Gli Sdraiati', ma c'è chi sottolinea che la chiave per comprendere le sue parole è in un altro passaggio, in cui denuncia "la struttura fortemente classista e conservatrice della nostra società".  

Ecco alcune prese di posizione sulle parole di Serra:

"Ma la domanda che pone l’Amaca di Serra è diversa: sono davvero “brutti sporchi e cattivi” i responsabili della crisi, della goliardia, della messa in scena della violenza rituale dell’umiliazione dei professori? Sono davvero così perché figli di genitori ignoranti e marginali? Io non lo credo affatto. Ho visto piuttosto molti padri e madri eccellenti difendere cause indifendibili, un anno fa discutevano di una così di bullismo atroce in una scuola bene di Milano, senza che nessuno pensasse di fare sociologia. La demenza e la stupidità - come direbbe Carlo Cipolla - sono malattie assolutamente trasversali".

Luca Telese - Tiscali 

Forse ciò che invece dimostra l’articolo di Serra è che le vicende di Lucca de te fabula narratur: della incapacità, cioè, degli adulti, dei vecchi, della classe dirigente, degli educati e dei capaci, del ceto medio riflessivo, di guidare i giovani, il popolo, le masse, verso le magnifiche sorti e progressive di cui essi sono i (self-appointed) cantori. E allora l’inganno non è nell’aver convinto le persone chesiamo tutti uguali, l’inganno consiste nell’aver detto che quelle sorti non solo erano vere, ma che erano a portata di mano di tutti. E se il populismo, come lo chiama Serra con orrore, dilaga, è per la consapevolezza dell’irraggiungibilità dei livelli di benessere, ricchezza, disponibilità, possibilità di prendere l’ascensore sociale dei genitori.

Francescomaria Tedesco, filosofo del diritto e della politica - Il Fatto Quotidiano

No, non sono le condizioni che determinano come sono i ragazzi. Pensiamo all’acqua calda: ammorbidisce la patata ma indurisce l’uovo. Quello che importa è cosa hai dentro, in cosa consisti, di cosa sei fatto. Il degrado economico non produce disagio. È il degrado valoriare che lo produce. I giovani hanno bisogno di fare esperienze educative. Servono adulti significativi, credibili, appassionati e coerenti. Allora i ragazzi seguono e sono in grado di stupire.

Simone Feder, coordinatore Casa del Giovane di Pavia e giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano - Vita



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