Chi è Halili Elmahdi, il jihadista arrestato a Torino

Il ventitreenne italo-marocchino arrestato a Torino, che firmò il primo testo di propaganda dell'Isis redatto in italiano, stava preparando un attentato. Minniti: "La minaccia non è mai stata così alta"

Chi è Halili Elmahdi, il jihadista arrestato a Torino

Preparava un attentato con un camion, si informava sugli attacchi con il coltello e reclutava lupi solitari: Elmahdi Halili, il 23enne, marocchino e naturalizzato italiano, arrestato in provincia di Torino, era pronto a mettere in atto un'azione terroristica. "Halili stava studiando come preparare il camion per compiere un attentato, siamo intervenuti in tempo", ha spiegato il questore di Torino, Francesco Messina, in una conferenza stampa. "Si informava sull'utilizzo del coltello", ha aggiunto, "dove e in che modo colpire. Era il momento di intervenire, non potevamo permetterci in questo periodo storico di aspettare che individuasse l'obiettivo da colpire".

Halili grazie all'utilizzo dei social network era riuscito ad attrarre nella sua sfera di influenza altri internauti, in particolare italiani convertiti all'Islam e giovani immigrati di seconda generazione. Inoltre acquisiva sul web materiale jihadista in lingua araba o inglese: testi poi da lui meticolosamente tradotti e rielaborati in italiano per utilizzarli nell'attività apologetica e di proselitismo in favore della jihad. Negli ultimi tempi i suoi interessi si erano in particolare focalizzati sulla rivista online "Rumiyah", contenente le istruzioni operative per i guerriglieri del Califfato in Occidente su come effettuare attacchi terroristici utilizzando autocarri o autoveicoli ovvero coltelli. 

Il primo testo di propaganda Isis in italiano

"Lo Stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare". È il titolo del primo testo di propaganda online dell'Isis​ redatto interamente in italiano, finito all'attenzione dei nostri 007 tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015. Un testo che recava la firma di Halili Elmahdi. Qualche mese dopo il giovane residente a Lanzo finì coinvolto in un'inchiesta della Digos di Brescia, "Balkan Connection", per poi patteggiare una condanna a due anni per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. "Ho deciso di scrivere questo testo - scriveva Halili nell'introduzione - per cercare di presentare in modo riassuntivo una realtà di cui si parla molto: lo Stato Islamico che tutti conoscono attraverso i media accusatori ma non tramite i media degli accusati". A seguire, un pdf di 64 pagine zeppe di grafici, interviste e spiegazioni che elogiavano la vita sotto l'Isis in tutti quei territori dove, "grazie all'applicazione della Sharia e delle punizioni regolate dal Libro di Allah" si è instaurata una "reale sicurezza".

Come è partita l'inchiesta

L'inchiesta che ha portato all'arresto di Halili Elmahdi nasce, sulla base di questi documenti, a fine 2015, quando il giovane davanti al Tribunale di Torino patteggiò la pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale per "istigazione a delinquere con finalità di terrorismo". Le successive indagini condotte dai poliziotti della Digos hanno evidenziato "un crescente percorso di radicalizzazione" di Halili che, nonostante la sentenza da lui subita, avrebbe intensificato la sua attività di proselitismo e indottrinamento mediante il reperimento, la consultazione su diverse piattaforme multimediali e l'archiviazione di vario materiale di propaganda ed inneggiante al Jihad targato Isis.

Tra il materiale finito negli atti d'indagine figurano diversi filmati sulle gesta dei mujaheddin in Siria ed Iraq, le cruente esecuzioni di civili e militari, le rivendicazioni e le esaltazioni degli attentati di Parigi e Bruxelles oltre agli infervorati sermoni di "predicatori dell'odio" del calibro di Anwar Al-Awlaki, conosciuto anche come "il Bin Laden di Internet", considerati da Halili come dei veri e propri padri spirituali al pari del portavoce del Califfato Mohamed Al Adnani. Proprio in occasione della diffusione della notizia della morte di Al Adnani, l'arrestato aveva creato e pubblicato su una piattaforma social ad accesso pubblico tre playlist con i messaggi più famosi del defunto portavoce di Daesh tra cui quello diffuso nel settembre 2014 che veicolava l'ordine dello Stato Islamico di scatenare la campagna del terrore in Europa che ha portato alle stragi compiute a partire dal gennaio 2015.

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Il blitz - coordinato dalla Procura del capoluogo piemontese con il supporto degli uffici di polizia di Milano, Napoli, Modena, Bergamo e Reggio Emilia - ha portato, oltre all'arresto di Elmahdi, a 13 perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di appartenenti agli ambienti dell'estremismo islamico stanziati nel Nord Italia. Le indagini sono state condotte dalla Digos di Torino e dal Servizio per il contrasto dell'estremismo e del terrorismo esterno dell'Ucigos. Con il ventitreenne italo-marocchino sono finiti nella rete degli investigatori altri stranieri ed italiani convertiti all'islamismo "attivamente impegnati in una campagna di radicalizzazione e proselitismo condotta soprattutto sul web".

 



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