Il procuratore generale della Cassazione si è dimesso. E non era mai accaduto

Riccardo Fuzio, indagato per rivelazione di segreto d'ufficio nell'inchiesta di Perugia sul caso Palamara, ha lasciato l'incarico prima del pensionamento. E ciò pone un problema inedito per la giustizia italiana

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Una "condizione di disagio", ovvero l'impossibilità di garantire "la piena funzionalità della Procura generale" della Cassazione, cosa che invece lui sperava proseguisse ad esserci. Questo ha spinto Riccardo Fuzio, procuratore generale della Cassazione, ad anticipare ulteriormente, "con rammarico", la data dell'addio alla magistratura: non più novembre ma sabato 20 luglio. Lo riferiscono all'AGI persone vicine a Fuzio.

E adesso si pone un problema inedito per la giustizia italiana: non c'è infatti precedente di un pg della Cassazione che si sia dimesso e che l'ufficio sia vacante da subito. Se ne farà carico l'aggiunto?, è la domanda che ci si pone negli ambienti. A risolvere la questione sono chiamati il capo dello Stato, il vice presidente e l'intero Csm, il dicastero della Giustizia, che sebbene non ha potere di proposta né di nomina, deve dare il suo consenso alla scelta operata dal Csm.

La decisione di anticipare ancora, "di fare questo ulteriore passo indietro", è stata comunicata due giorni fa a Csm, ministero della Giustizia e agli stessi colleghi della procura generale. In una nota ufficiale diffusa dall'avvocato Grazia Volo, che assiste il magistrato, si parla di decisione che rappresenta "ancora un atto per spirito di servizio per poi poter liberamente esprimere il proprio pensiero sulla intera vicenda". Al di là di questa formula viene spiegato che Fuzio ha voluto sottolineare l'assenza di sospetti e di ombre su di sè, come pure "sul piano del rispetto delle istituzioni".

"Lui ha provato a rimanere - viene detto successivamente all'AGI da persone vicine a Fuzio - ma ha realizzato che sul piano organizzativo c'era questa condizione di disagio. E così, per evitare polemiche e che si potessero creare dubbi e ombre sul suo operato ha preferito questo ulteriore passo indietro".

Anticipando appunto l'uscita, "in modo da eliminare qualsiasi polemica o turbare il clima dell'ufficio", ritenendo non ci fossero le condizioni per rispettare quella volontà di arrivare fino al 20 novembre, scadenza fissata da Fuzio a poco più di quattro mesi in avanti proprio al fine di tutelare la funzionalità dell'ufficio ed anche per ragioni istituzionali, ovvero 'accompagnare' una transizione che avrebbe portato alla nomina del suo successore nel delicatissimo ruolo.

Cosa che invece ora non sarà più di qui a una settimana, anzi già non lo è più dal momento in cui Fuzio ha comunicato, due giorni fa, la sua decisione agli organi istituzionali di riferimento, puntando ad affrontare il nodo della esclusiva titolarità della azione disciplinare che lo riguarda. Garantendosi così la piena libertà nella difesa dinanzi agli uffici giudiziari della procura di Perugia, dove, sulla scorta del contenuto di una conversazione intercettata dal trojan inserito nel cellulare di Luca Palamara, è indagato per rivelazione di segreto d'ufficio.



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