Le possibili conseguenze della foto del ragazzo americano bendato in caserma

A prescindere dalle motivazioni addotte dal militare responsabile e alle rassicurazioni del procuratore sulla regolarità dell'interrogatorio, il danno d'immagine resta. Ma non si rischia solo un caso Knox. Come spiega all'Agi l'avvocato Caiazza, la confessione potrebbe essere dichiarata nulla

foto lee elder hjort 

Il carabiniere che ha bendato Christian Gabriel Natale Hjort, uno dei due indagati per l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ha spiegato di averlo fatto per evitare che vedesse elementi legati all'inchiesta che apparivano in quel momento su alcuni schermi presenti nella stanza.

Se questa versione dei fatti è vera lo stabiliranno i magistrati. Il militare, nel frattempo, è stato individuato e trasferito ad altro incarico. Il procuratore generale presso la corte d'appello, Giovanni Salvi, ha chiarito che non c'è stata alcuna costrizione nell'interrogatorio che ha visto l'altro giovane turista americano, Finnegan Lee Elder, confessare di essere stato lui ad accoltellare a morte il vicebrigadiere. L'Arma ha condannato con durezza l'accaduto e la procura sta indagando. Fin qui i fatti. 

Perché questa foto, contestualizzata o meno, ha una grande potenza. Una foto che sta facendo il giro di tutti i media Usa, dalla Cnn (che la mette in aperura scrivendo di una "immagine sconvolgente") in poi, e rischia di avere effetti negativi sull'inchiesta, e non solo a livello di immagine. Per quanto il quadro probatorio sia in questo caso decisamente più solido, è difficile non pensare al caso di Amanda Knox, la giovane statunitense prima condannata e poi assolta per l'assassinio di Meredith Kercher, che venne dipinta dalla stampa americana come una perseguitata coinvolta in un caso di malagiustizia, spingendo più di un politico americano a esporsi per lei. Ci vuole poco perché il copione si ripeta e oltreoceano sorga una narrazione mediatica che strappi il ruolo di vittima al vicebrigadiere ucciso a un mese dalle nozze. 

A tirare fuori l'analogia è proprio Luciano Ghirga, che difese Amanda Knox. "Amanda fu portata in questura senza avvocato, fece una confessione", ha ricordato l'avvocato Ghirga in un'intervista a Radio Capital, "la Corte Europea stabilì che c'era stata violazione del diritto di difesa, quindi di un diritto umano. Vedo un'analogia con la notte in questura di Amanda, e nel suo caso della confessione non si tenne conto". A quanto afferma il procuratore Salvi, ai due americani un legale era stato però immediatamente messo a disposizione. E la dinamica dei fatti appare assai più chiara di quel delitto di Perugia che dominò le cronache italiane per mesi.

"Quella foto mi ha fatto davvero un brutto effetto. Oggi abbiamo provato ad andare in carcere per parlare con il mio assistito ma non è stato possibile: voglio capire cosa sia successo e se anche lui è stato bendato e legato", dice intanto l'avvocato Francesco Codini, legale di Elder. 

Per l'avvocato Caiazza "l'interrogatorio è nullo"

Che non si tratti solo di una questione di immagine lo spiega all'Agi l'avvocato Giandomenico Caiazza, presidente dell'Unione delle Camere penali: "La foto dell'americano portato in caserma bendato e con i polsi legati dietro la schiena? È una cosa di una gravità straordinaria. Uno Stato che vuole far rispettare le sue leggi, che vuole essere forte e credibile anche nei confronti di chi è sospettato di averle violate, deve lui per primo rispettare le regole. Se non si comprende questo concetto non si va da nessuna parte".

"Chi in queste ore sta sostenendo quella foto, giustificando l'operato di chi ha agito in quel modo nei confronti del cittadino americano (Natale Hjorth, ndr) prima della sua deposizione, sta facendo un danno al carabiniere che ha perso la vita e a chi vorrebbe che venisse fatta giustizia al più presto. È un gesto da ottusi e da stupidi. Perché un atto istruttorio, sia esso una confessione, una testimonianza o un interrogatorio, se svolto con modalità che coartano la libera determinazione di una persona deve essere dichiarato nullo. Anche se poi quelle dichiarazioni dovessero essere confermate in una fase successiva", aggiunge il legale. 

 "Piu' volte - ricorda l'avvocato Caiazza - mi sono capitati casi di miei assistiti che sono stati costretti a rendere determinate dichiarazioni, dopo essere stati minacciati, picchiati o comunque intimiditi". "A tal proposito - annuncia il penalista - con la ripresa dell'attività giudiziaria, una delle proposte di legge che come Unione delle camere penali chiederemo al Parlamento di approvare in tempi rapidi è quella di fare in modo che in tutte le caserme ci sia la possibilità di procedere alle registrazioni audio di chi renderà dichiarazioni, sia esso un sospettato, un fermato o un semplice testimone. Voglio vedere chi a livello politico si opporrà a questa richiesta, che tra l'altro fa parte del mio programma elettorale. La registrazione audio sarà a disposizione di tutte le parti processuali e consentirà di eliminare ogni dubbio sulla genuinita' di un verbale o sulla correttezza dell'operato di un investigatore o rappresentante di polizia giudiziaria". 



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