Fine del metodo Stamina, per la Cassazione "metodo pericoloso"

(AGI) - Roma, 5 giu. - Le infusioni somministrate con il metodoStamina sono "pericolose o comunque non sicure per la saluteumana". Lo scrive la sesta sezione penale della Cassazionespiegando perche', il 21 aprile scorso, confermo' il sequestropreventivo dei materiali depositati presso gli Spedali civilidi Brescia. La Suprema Corte rileva che al metodo Stamina "nonpuo' annettersi validita' scientifica": allo stato, si legge inuna delle sentenze depositate oggi, "non vi sono risultaticonsolidati ne' sul tipo di cellula da utilizzare, ne' sullavia di somministrazione ne' sulla capacita' di differenziazionee neppure sul reale beneficio

(AGI) - Roma, 5 giu. - Le infusioni somministrate con il metodoStamina sono "pericolose o comunque non sicure per la saluteumana". Lo scrive la sesta sezione penale della Cassazionespiegando perche', il 21 aprile scorso, confermo' il sequestropreventivo dei materiali depositati presso gli Spedali civilidi Brescia. La Suprema Corte rileva che al metodo Stamina "nonpuo' annettersi validita' scientifica": allo stato, si legge inuna delle sentenze depositate oggi, "non vi sono risultaticonsolidati ne' sul tipo di cellula da utilizzare, ne' sullavia di somministrazione ne' sulla capacita' di differenziazionee neppure sul reale beneficio clinico determinato da questotipo di trattamenti". I giudici di legittimita' aggiungono che "deve riscontrarsiuna serie di gravi violazioni sia delle norme sullafabbricazione dei medicinali per terapie avanzate,somministrati con il predetto metodo, sia delle norme sullaqualita', tracciabilita' e farmacovigilanza dei prodotti". Trai rischi segnalati nella sentenza, la "contaminazionebatterica", "ematoma o emorragia", "infezione", "insorgenze dipatologie legate a una regolazione immunitaria", legati alle"attivita' di estrazione e re-inoculazione delle cellulestaminali poste in essere senza le dovute precauzioni e al difuori delle procedure richieste dalla legge, non solo nelperiodo immediatamente susseguente all'infusione, per lecaratteristiche di non purezza e di inidoneita' del prodotto,ma anche in periodi successivi e lontani dall'infusione, per lapossibilita' di insorgenza di processi proliferatividifficilmente prevedibili". Infatti, sottolinea la Corte,"circa il 25% dei pazienti di cui e' stato possibile consultarele cartelle cliniche e le schede di monitoraggio ha presentatoeventi avversi, nel 14% dei casi anche gravi". (AGI).