Cosa rischia Matteo Salvini per il presunto sequestro di persone sulla nave Diciotti

L'inchiesta dei giudici di Palermo prevede nuove indagini nei prossimi mesi. L'articolo del codice penale in questione è il 605 e in questo caso la pena sono 15 anni. "Se sono un sequestratore ne trarrò le conseguenze". Articoli di Repubblica e Corriere della Sera

Cosa rischia Matteo Salvini per il presunto sequestro di persone sulla nave Diciotti

"Non sono preoccupato" (per l'indagine avviata dalla Procura di Palermo sul caso della nave Diciotti) "non ho tempo da passare con gli avvocati. Non mi toglie il sonno, questo foglio lo appendo nel mio ufficio: medaglietta". Matteo Salvini venerdì aveva ancora una volta Facebook per dire la sua sull'indagine della procura di Palermo e per rassicurare circa la sua intenzione di andare avanti. "Venitemi a trovare a san Vittore con le arance, ma io non mollo di un millimetro finché gli italiani mi chiedono di andare avanti. E se domani dovesse arrivare un'altra nave carica di clandestini in Italia non sbarca. Dopo la Diciotti non è arrivata nemmeno una nave".

Le strategia difensiva

La sua tesi difensiva, di comunicazione difensiva, nei confronti della vicenda Diciotti (i magistrati ipotizzano il reato di sequestro di persona per i migranti a bordo della nave della Guardia costiera italiana): "Qui c'e' un organo dello Stato che indaga un altro organo dello Stato, con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato è stato eletto da voi. A questo ministro avete chiesto di controllare i confini, contrastare gli sbarchi clandestini. Non sono preoccupato né terrorizzato. Continuerò a fare oggi, domani e in futuro. Non mi toglie il sonno; ecco, lo appendo qua".

La notifica mostrata dal ministro in diretta Facebook è appunto quella che riguarda la richiesta della procura al Tribunale di Palermo - Collegio speciale per i reati cosiddetti ministeriali - di procedere ad indagini preliminari nei confronti di Salvini per il reato di sequestro di persona aggravato. "In questo ufficio - ha detto il leader leghista - si sta facendo quello che altri in 5 anni non hanno fatto. Grazie al procuratore di Palermo, di Agrigento e di Genova, rispetto il vostro lavoro, fate bene e in fretta. Un bacione e buon venerdi' sera a tutti". Ancora:

"Un organo dello stato ne indaga un altro. Con la differenza che io sono stato eletto da voi cittadini, miei complici. Altri non sono eletti da nessuno e non rispondono a nessuno". "Sono indagato. Quindi festeggiano quelli che mi vogliono indagato e sono rabbuiati quelli che pensano che sto solo facendo il mio dovere".

"Dovrebbe essere il famoso sequestro di persona aggravato dal fatto che io sia un pubblico ufficiale, aggravato dal fatto che a bordo ci fossero dei minori e per il fatto che è andato avanti per più giorni. Dovrebbero essere 15 anni", 

È così. Il sequestro di persona aggravato è regolato dall'articolo 605 del codice penale. Aggravato in quanto l’indagato è un pubblico ufficiale, a cui viene contestato l’abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni. In caso di condanna, 10 anni invece di 8. E siccome "il fatto è stato commesso in danno di minori", ipotizzano i pm (ce ne erano 27 con i 177 migranti rimasti per dieci giorni a bordo della nave Diciotti al porto di Catania), questa aggravante - scrive Repubblica - farebbe salire la pena massima a 15 anni.

L'articolo 605 del codice penale

Sono tre i giudici al lavoro sul fascicolo. Rispetto alle prime contestazioni fatte dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, l’atto d’accusa si è ridimensionato. Da cinque reati a uno, scrive ancora il quotidiano romano: "È caduto il più grave (pena massima 25 anni), il sequestro di persona a scopo di coazione (nella prima ipotesi d’accusa, a Salvini veniva contestato di aver tentato di costringere l’Unione Europea alla redistribuzione dei migranti contro la convezione di Dublino). Sono caduti anche i reati di arresto illegale, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio, quest’ultimo per la mancata indicazione del porto di sbarco, come veniva sollecitato dalla Guardia Costiera. I pubblici ministeri di Palermo non hanno inoltre ravvisato alcun reato a carico del capo di gabinetto di Salvini, il prefetto Matteo Piantedosi, anche lui era finito nel registro degli indagati ad Agrigento, per aver trasmesso l’ordine del ministro al Dipartimento per le libertà e l’immigrazione, che è l’interfaccia con la Guardia Costiera".

Il procuratore di Palermo ha rilevato che sono necessarie altre indagini, che la legge attribuisce esclusivamente al tribunale dei ministri (entro novanta giorni). Innanzitutto, per verificare se la competenza sia davvero di Palermo o di Catania. E poi per valutare altre possibili responsabilità, ad esempio di esponenti del governo che potrebbero aver rafforzato la “condotta” di Salvini con dichiarazioni pubbliche e tweet.

Salvini ha chiesto di essere sentito dai giudici e la cosa potrebbe avvenire già nei prossimi giorni. Ha dichiarato il ministro dell'Interno stamattina al Forum Ambrosetti a Cernobbio: "Confermo di aspettare con grande rispetto, celerità e curiosità le sentenze e i giudizi che mi riguardano. Sono disposto ad andare a Palermo a piedi per spiegare come sto lavorando per bloccare l'immigrazione". "Se sono un sequestratore ne trarrò le conseguenze - aggiunge - penso di essere un esecutore di quello che mi chiede il popolo italiano".​

Necessarie altre indagini

Spiega bene un articolo del Corriere della Sera: nei prossimi tre mesi, l’istruttoria dei tre giudici del tribunale dei ministri di Palermo dovrà chiarire anche questo punto. Ma prima ancora la "sezione speciale" dovrà decidere se è competente a giudicare sull’ipotetico sequestro, oppure no. Dal fascicolo, infatti, non è chiaro se l’eventuale reato sia stato commesso al largo di Lampedusa (in provincia di Agrigento, e dunque nel distretto giudiziario di Palermo), dov’è arrivato il primo diniego allo sbarco, oppure a Catania, dove la nave è rimasta ormeggiata senza che i profughi potessero scendere. In questo secondo caso da Palermo l’inchiesta dovrebbe trasferirsi nella città etnea.

Ma per stabilire se il primo «no» era dovuto a ragioni tecniche e solo quelli successivi (giunti dopo che il ministro Toninelli aveva dato l’indicazione di fare rotta su Catania) alla volontà politica di Salvini di non far muovere i migranti che tecnicamente erano già in territorio italiano (a bordo della Diciotti), c’è bisogno di compiere alcuni accertamenti che rientrano tra quelli sollecitati dal procuratore Lo Voi.

Solo se dovesse ritenere che l’ipotizzato sequestro sia cominciato al largo di Lampedusa, il tribunale dei ministri andrà avanti con l’istruttoria, per qualificare con esattezza il reato e verificare se è stato commesso o meno. Sempre tramite l’acquisizione di documenti e la raccolta di testimonianze.

Leggi qui l'articolo integrale del Corriere.



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