Com'è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia

"Nel decreto Genova non c'è alcun condono per Ischia perché a Ischia si applicavano in passato condoni fatti dai precedenti governi", ha spiegato il vicepremier

Com'è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia
Francesco Fotia / AGF
Cristiano Minichiello / AGF 
Luigi Di Maio - Matteo Renzi (Agf) 

"Il condono è dire che non c'è legalità, c'è il condono fiscale. Ma cosa ha Di Maio ad Ischia per dire tutte le volte che serve il condono tombale. Come mai nessun giornalista si chiede il perché di questa insistenza di Di Maio su Ischia?". la domanda l'ha posta in mattinata Renzi nell'intervento conclusivo della nona edizione della Leopolda. A stretto giro la replica del vicepremier: "Nel decreto Genova non c'è alcun condono per Ischia. Non c'è nessun condono - ha spiegato intervenendo su Raitre alla trasmissione di Lucia Annunziata - perché a Ischia si applicavano in passato condoni fatti dai precedenti governi. C'è stato un terremoto un anno e mezzo e in un anno e mezzo non si è fatto nulla. Noi abbiamo nominato il commissario alla ricostruzione e abbiamo deciso di velocizzare le pratiche della sanatoria per le case crollate. Perché se non velocizziamo le pratiche non possiamo ricostruire le case, abbiamo 600 famiglie sfollate". 

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"Non si applica - ha insistito Di Maio - a tutta Ischia o a tutti i comuni terremotati ma solo alle case crollate. Le case illegali restano illegali perché non sono sanabili. A quelle case si applicavano dei condoni esistenti, del passato". 

Com'è andato il confronto a distanza tra Renzi e Di Maio sul condono a Ischia
 Eliano IMPERATO / AFP 
    Ischia Terremoto

"Per quanto riguarda il decreto Ischia non c'è nessun condono, noi vogliamo soltanto aiutare la ricostruzione delle case crollate dal terremoto. Tra l'altro, lo vogliamo fare accelerando le pratiche già esistenti di un condono del 2003 che hanno votato loro, perché c'erano loro al governo insieme a Forza Italia a suo tempo". Già ieri, Luigi Di Maio, parlando con i cronisti delle questioni aperte con la Lega, aveva spiegato il suo pensiero. E stamattina, in una intervista al Mattino, il viceministro leghista alle Infrastrutture, Edoardo Rixi ha escluso qualsiasi condono edilizio ad hoc per Ischia, spiegando che un simile provvedimento, più leggero, andrebbe esteso alle regioni del Centro Italia colpite dal sisma.

"Noi siamo contrari a un condono generalizzato - ha spiegato Rixi - nel decreto Emergenze c'e' sia la questione di chi ha presentato le pratiche per la sanatoria del 2003, che non sono state evase, sia un tema d'impatto ambientale sul quale non si può derogare. Ma la questione è un'altra: nelle zone terremotate del Centro Italia ci sono ben altre regole. Perché devono valere lì e non nell'isola di Ischia?".

"Una sanatoria non è prevista in nessun accordo di governo - ha sottolineato Rixi - detto questo, si può discutere su qualcosa di buon senso. Innanzitutto concentrarlo nelle aree davvero colpite dal terremoto. Poi si può venire incontro a chi ha presentato la pratica di condono in tempo e non se l'è mai vista esaminare. In questi casi si mandano i tecnici a fare i controlli per valutare l'abuso e, se parliamo di cose minime come aver aperto una finestra, è un conto, un altro se sono gli scempi paesaggistici".

"Togliere il ruolo ai presidenti di Regione, con un emendamento della maggioranza, è un colpo di mano", aveva detto due giorni fa il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, dopo che la conversione del decreto relativo alla ricostruzione ha tolto ai presidenti delle Regioni Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, subcommissari al terremoto del 2016, il potere di condivisione delle ordinanze commissariali. "Una manona - l'ha definita il governatore a Rainews 24 - condivisa con il governo per dare un segnale di neocentralismo: ci aspettavamo un ruolo crescente dei territori, si e' verificato l'opposto". Ceriscioli ha spiegato che "anche i sindaci vengono di fatto messi fuori, non ha piu' senso neanche partecipare alla commissione paritetica". Per il presidente della Regione Marche, l'emendamento "è qualcosa che va contro le aspettative di tutti e che renderà più difficile il percorso di qualunque scelta, un'azione contraria ai principi costituzionali, con il rischio di invalidare l'importante strumento dell'emergenza proprio per una mancata intesa con le Regioni".



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