Un uomo è stato ucciso a Catanzaro mentre cercava di sedare una lite in un campo rom

Il cinquantenne è morto giovedì nell'ospedale di Lamezia Terme per un colpo di fucile esploso al volto

Un uomo è stato ucciso a Catanzaro mentre cercava di sedare una lite in un campo rom 

Ucciso perché avrebbe tentato di sedare una lite che coinvolgeva una ventina di persone. Luigi Berlingeri, cinquantenne morto giovedì nell'ospedale di Lamezia Terme per un colpo di fucile esploso al volto, non sarebbe, dunque, uno dei protagonisti della lite, ma avrebbe solo tentato di fermare quanto stava avvenendo nel campo rom di Scordovillo. La notizia è stata resa nota sabato 26 maggio, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il procuratore di Lamezia, Salvatore Curcio, il questore di Catanzaro, Amalia Di Ruocco, e Marco Chiacchiera, attualmente alla guida del Commissariato di polizia di Lamezia.

Per l'omicidio è stato posto in stato di fermo, ieri pomeriggio, Salvatore Amato, 30 anni, anch'egli residente nel campo rom. Sarebbe stato lui a sparare due colpi di fucile, imbracciato durante la lite che avrebbe coinvolto una ventina di persone. L'arma era nascosta nell'intercapedine di un albero vicino l'abitazione di Amato. La lite, secondo quanto ricostruito, sarebbe avvenuta a causa di un quad che avrebbe scorrazzato nel campo, infastidendo i presenti.

Berlingeri sarebbe intervenuto per sedare la lite, ma uno dei due colpi di fucile sparati all'impazzata lo avrebbe raggiunto al volto. Amato è fuggito insieme al fratello, coinvolto anch'egli nella lite, quindi e' stato rintracciato ventiquattro ore dopo grazie alle indagini della polizia. L'uomo si nascondeva a casa di una zia nel quartiere Ciampa di Cavallo.

Il procuratore Curcio ha ricostruito la vicenda, evidenziando: "Amato ha esploso due colpi di fucile, movimentando diciotto pallettoni in un contesto spaziale limitato per la presenza di venti persone e assumendosi il rischio che questi colpi potessero cagionare l'evento che poi si è verificato. Dopo il fatto ha cercato di sottrarsi all'arresto, lasciando la propria abitazione insieme al fratello Massimo, anch'egli coinvolto nella vicenda. Nell'interrogatorio - ha aggiunto - ha parzialmente ammesso i fatti, senza spiegare come sia venuto in possesso dell'arma, se non con una versione che riteniamo non credibile". 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it