La comunità di San Patrignano è contraria alla cannabis domestica

Il centro di recupero si dice preoccupato per la sentenza della Corte Cassazione secondo cui la coltivazione di cannabis domestica non è reato

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"Esprimiamo la nostra più viva preoccupazione per le eventuali conseguenze che, da questa decisione, si potrebbero riverberare negativamente sul nostro sistema sociale". Lo afferma, in una nota, la comunità di San Patrignano commentando la sentenza della Corte Cassazione secondo cui la coltivazione di cannabis domestica non è reato.

"Coltivare lecitamente in ambiente domestico una sostanza stupefacente - prosegue la nota comunità di recupero del Riminese - inciderà negativamente sull'educazione dei minori che cresceranno, sempre di più, nella convinzione che l'utilizzo di cannabis sia innocuo e socialmente condiviso nello strisciante e progressivo percorso verso la legalizzazione che da anni è ormai in corso nel nostro Paese. Tutto ciò quando le evidenze scientifiche hanno ormai ampiamente dimostrato le conseguenze negative sulla salute della popolazione e, in particolare, sullo sviluppo cerebrale in età evolutiva".

"Vogliamo infine ricordare - viene sottolineato dalla comunità San Patrignano - i continui casi di intossicazione di minori che ingeriscono sostanze stupefacenti di ogni genere detenute in casa (frequentemente anche cannabis), nonché la esponenziale crescita di casi di accesso al pronto soccorso di adolescenti colpiti da attacchi di panico e ansia provocati dal consumo di cannabis, continuamente denunciati da autorevoli esponenti della neuropsichiatria".

"Confidiamo - si conclude la nota - in quella parte delle istituzioni e del Paese in cui prevalgano ancora i valori e i principi alla base di una corretta educazione che possa garantire agli adolescenti e a tutti noi di crescere e vivere in una società libera dalla droga e da tutte le forme di dipendenza". 



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