Buondì Motta, cosa succede nell'episodio finale della pubblicità cult

Nello spot di Saatchi & Saatchi l'asteroide colpisce ancora. Ma il finale stavolta è lieto. Forse

Buondì Motta, cosa succede nell'episodio finale della pubblicità cult

La 'saga' della pubblicità del Buondì Motta era arrivata a settembre ed era diventata subito un caso, creando dibattiti tra esperti e scatenando i commenti sui social. Ricordate? La bella e buona famiglia italiana in cui prima la mamma, poi il papà (e poi il postino) avevano negato l'esistenza di una merenda che potesse coniugare leggerezza e golosità e per questo, alla fine dei primi episodi, venivano raggiunti e seppelliti da un asteroide. Un finale cruento, che aveva suscitato le reazioni più diverse, centrando dunque l'obiettivo di massima visibilità. Poi più nulla, fino a ieri, quando in rete è comparso l'episodio finale, quello che conclude la serie.

Prima un prete durante un'orazione funebre, poi un medico in ospedale pronunciano la fatidica frase che era già costata cara agli altri protagonisti. E puntuale l'asteroide è ricomparso. Con un finale ancora più divertente e finalmente lieto (forse). Fantastici i titoli di coda, da leggere fino in fondo, come nei grandi film.

“Avevamo immaginato che nascessero le polemiche e le abbiamo stuzzicate - aveva detto all'Agi Alessandro Orlandi, direttore creativo di Saatchi & Saatchi in questa intervista.  "Credo che in Italia se non ci sono polemiche non c’è dibattito, se non c’è dibattito non c’è discussione, e senza quest’ultima non esistono vittorie e sconfitte. Abbiamo ideato un film che rompe con gli schemi e gioca sull’ironia ma, si sa, l’ironia non è per tutti”.

Quando in Italia ci si siede al tavolo per creare la pubblicità di una merendina, gli ingrediente base sono sempre quelli: una mamma perfetta, una casa bellissima, bambini stupendi e uno scambio di battute che sembra il prodotto di un corso di marketing. E tutti sono felici di affrontare la giornata grazie a quel prodotto fantastico che stanno per mangiare. La realtà però “è completamente diversa”, sottolinea Orlandi. “Abbiamo voluto demolire questo stereotipo offrendo un’altra immagine sfruttando un nuovo linguaggio comunicativo”.



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