"Facciamo u iocurifocu!". Così doveva morire il giornalista Borrometi

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"Facciamo u iocurifocu!". Così doveva morire il giornalista Borrometi
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 Paolo Borrometi

"Fallo ammazzare, ma che c.... ci interessa". A dare l'ordine di uccidere è il boss di Cosa nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e l'obiettivo è il direttore del sito d'inchiesta La Spia e collaboratore dell'AGI Paolo Borrometi.

L'ordinanza dell'operazione che oggi ha portato all'arresto di quattro persone, riporta l'intercettazione di un inquietante dialogo tra il boss e un altro esponente di spicco, Giuseppe Vizzini, tra i destinatari del provvedimento per una serie di attentati: "Giuseppe Vizzini - si legge nel documento - ingiuriava il giornalista d'inchiesta Borrometi e Giuliano consigliava di farlo ammazzare": "Su lurdu", dice Vizzini. E Giuliano: "Lo so, ma questo perché non si ammazza, ma fallo ammazzare".  

Il proposito espresso dal boss di Pachino Salvatore Giuliano è recente. Quel dialogo captato dalle forze della polizia è dell'8 gennaio scorso. Un mese dopo, il 20 febbraio, Giuseppe Vizzini, nota il magistrato, "alludeva minacciosamente ancora a Borrometi" che "picca n'avi" ("Poco ne ha").

"Vedi ti ho minacciato di morte. Ormai siamo attaccati da un giornalista, droga, estorsione, mafia, clan, quello, l'altro...". Vizzini, sottolinea ancora il magistrato, "commentava con i figli le parole di Giuliano il quale, forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un'eclatante azione omicidiaria".

E' Giuseppe Vizzini a parlare: "...se sballa... se sballa che deve succedere, picciotti. Cosa deve succedere! Succedera' l'inferno. Mattanza per tutti e se ne vanno. Scendono una decina, una cinquina, cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua... la sera appena si fanno trovare, escono... dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra! Devi colpire a questo, bum, a terra! E qua c'è un iocufocu (fuochi d'artificio, ndr)! Come c'era negli anni '90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi... Ogni tanto un murticeddu vedi che serve, c'è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli, tutti i mafiosi, malati di mafia!...".

"Questa volta non si tratta di vili minacce in una lettera anonima o di un post sui social network", scrivono il Cdr, la direzione e tutti i giornalisti dell'Agenzia Italia, "queste sono le intercettazioni del colloquio con un altro boss, Giuseppe Vizzini. I due parlano dell'uccisione di Paolo Borrometi in termini odiosamente aberranti. Uno spaccato allucinante delle condizioni in cui Paolo è costretto a vivere e lavorare". "Il Cdr, la direzione e tutti i giornalisti dell'Agenzia Italia sono al fianco di Paolo Borrometi e respingono con fermezza le odiose intimidazioni contro di lui. Paolo Borrometi non è solo e non deve essere lasciato solo dallo Stato".

"Non sono le prime minacce a Paolo - sottolinea Articolo 21 - che ha subìto, lo ricordiamo, anche un'aggressione con danni fisici, strani furti in casa e minacce anche alla sua famiglia. Ma questo nuovo episodio è particolarmente grave e l'ordinanza che ha dato il via all'operazione odierna è chiarissima" scrovomo Fnsi, Usigrai e Ordine deio giornalisti, "Parole gravissime che sembrano indicare un piano prestabilito, e che sono particolarmente allarmanti ora: in Paesi dell'Europa non lontani, Malta e la Slovacchia, due giornalisti sono stati uccisi e in Italia sono 19 i cronisti che devono vivere sotto scorta".

 

 



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