Governo: le tre condizioni di Di Maio per dire sì a un 'premier terzo'

Governo: le tre condizioni di Di Maio per dire sì a un 'premier terzo'
SILVIA LORE / NURPHOTO 
Luigi di Maio (Afp) 

"Oggi siamo in un'altra fase. Sono disponibile a scegliere un premier terzo che faccia un contratto di governo con tre condizioni intrattabili: reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero, una seria legge anticorruzione". Lo ha detto Luigi Di Maio al termine delle consultazioni al Quirinale. "Io non mai stato un impedimento". Esordisce ringraziando Sergio Mattarella "per il lavoro che sta facendo" e per "la pazienza nei confronti delle forze politiche", formula che quasi sembra prendere le distanze dagli altri giocatori in campo. Luigi Di Maio esce dallo Studio alla Vetrata del Quirinale rivendicando che "negli ultimi due mesi abbiamo dato tutto per formare un governo, in maniera lineare, partendo dal presupposto che italiani gli hanno fatto diventare M5s la prima forza", anche se "non eravamo autonomi, con questa legge elettorale".

Ecco allora che la Lega è stata "la prima scelta", in quanto "l'altro vincitore", di qui la proposta di contratto e qui "cinquanta giorni di dialogo" con la pregiudiziale dall'altra parte di tenere unito il centrodestra e di fargli esprimere il presidente del Consiglio". Poi, racconta ancora Di Maio che passa alla moviola i vari passaggi della crisi, ecco le esplorazioni di Casellati e Fico: con la Lega "non c'erano presupposti e nemmeno ci siamo seduti al tavolo, invece grazie all'incarico al presidente Fico abbiamo visto che c'era uno spiraglio con il Pd".

Qui però resta che quella "seconda interlocuzione ci è costata di più, per diverse ragioni", poi "la strada è stata sbarrata da un'intervista tv". "MI sono detto disponibile a scegliere con Salvini - ribadisce Di Maio - un presidente del Consiglio terzo, con condizioni non trattabili nel contratto. Sia chiaro - ribadisce il capo politico M5 - che se il problema era il premier i temi sono più importanti dei cittadini". Insomma, "noi ce l'abbiamo messa tutta e se siamo arrivati qui è perché c'è stato molto cinismo e non valutazioni legate al bene del Paese".



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